• istruzione e cultura

    Istruzione e cultura

    La formazione scolastica, professionale e universitaria è la garanzia del nostro futuro. Nelle fabbriche della Germania l’85% degli operai ha il diploma di scuola superiore; tra gli attuali lavoratori di Mirafiori, l’85% ha la licenza media. Differenze così marcate di qualificazione significano differenze di capacità lavorativa: in un mondo dove la tecnologia si perfeziona a velocità impressionante, bisogna avere gli strumenti per adeguare la propria professionalità ai ritmi del cambiamento.

    Per anni molti pedagogisti hanno fatta propria la bandiera del “long life learning”, la formazione continua lungo tutto l’arco della vita. Proposito giusto, ma bisogna aggiornare il modello: perché un cittadino possa proficuamente aggiornarsi, deve avere una solida preparazione di base, quella che si acquisisce nelle scuole o nelle agenzie formative. Conoscere l’informatica, conoscere l’inglese, padroneggiare gli strumenti conoscitivi di base: parte di lì la strada del futuro.

    Il Piemonte è un luogo d’eccellenza per la preparazione universitaria e postuniversitaria, con il Politecnico torinese inserito nell’elenco delle prime 100 università del mondo e con consolidate tradizioni di scambio tra mondo accademico e mondo della produzione. Bisogna mantenere il livello raggiunto e sostenere con convinzione sia la ricerca applicata, sia la ricerca pura; bisogna investire sui talenti, perché possano specializzarsi a contatto con le più avanzate esperienze internazionali; bisogna garantire il diritto allo studio, perché tutti possano avere le stesse opportunità di accesso ai saperi .

    Ma bisogna anche sostenere la preparazione di base: sicurezza degli edifici, perché non si ripeta il dramma del “Darwin”; interventi migliorativi, perché il luogo dove si studia deve essere gradevole e pulito; sostegno al rinnovo delle dotazioni laboratoristiche (perché si possa “imparare facendo”); promozione degli strumenti informatici individuali (perché il giovane a scuola comunichi con gli stessi strumenti con cui comunica a casa); valorizzazione dell’autonomia scolastica, perché ogni istituto diventi un centro di formazione permanente aperto al territorio

    E bisogna valorizzare la formazione dei lavoratori occupati e la riqualificazione di quelli inoccupati, superando proposte statiche e passive e articolando interventi dinamici, capaci di corrispondere alle esigenze del mercato del lavoro e di soddisfare i bisogni e le aspettative di chi si vuole formare.