• Bandiere del PD

    Il primo discorso

    Il primo discorso da segretario regionale del Partito Democratico

    “Chi sogna può muovere le montagne”
    Herzog, Fitzcarraldo, 1982

    Care amiche e cari amici,
    si è chiuso un lungo percorso congressuale PD, che ha visto impegnato il partito a tutti i livelli:

    • nei congressi provinciali e di circolo
    • nelle primarie dell’8 dicembre per eleggere il segretario nazionale
    • nelle primarie del 16 febbraio per eleggere il segretario regionale


    L’8 dicembre i 165.000 votanti piemontesi non hanno scelto solo un leader, ma anche una voglia di cambiamento e innovazione radicale. Il 16 febbraio le primarie per la segreteria regionale si sono svolte in maniera seria e serena. Si sono svolte con la consapevolezza che gli avversari non sono mai all’interno del PD, ma fuori. Per questo ringrazio i miei avversari, Gianna Pentenero e Daniele Viotti. Il grazie più grande va però ai militanti e ai volontari che hanno reso possibile questo grande esercizio di democrazia.

    Ora si lavora, e lo si fa insieme. Un PD plurale non deve mai essere un problema: è invece una risorsa. Essere plurali non significa essere divisi: significa confrontarsi, a volte anche in maniera accesa, e poi lavorare in unità. Tutti noi siamo chiamati a realizzare questo PD.

    Nei giorni delle nostre primarie, lo scenario politico nazionale era scosso dal passaggio da Letta a Renzi, e dalle sue modalità. Ciò ha creato disorientamento anche all’interno della nostra base. La scelta è stata dolorosa, per tutto il PD. C’è però un dato di fatto: la situazione del governo non era in grado di sostenere lo sforzo di cambiamento di cui il Paese aveva bisogno. Per rendersene conto bastava chiedere al mondo economico, ai lavoratori, alle amministrazioni comunali. C’è stata la necessità di fare in fretta, di giocarsi il tutto per tutto. Non ci sono più alibi, non ci sono soluzioni di riserva. Se falliamo c’è il baratro. Matteo Renzi ci ha portato con sé in questa scelta coraggiosa e temeraria. È una sfida che il PD Piemonte accetta e sostiene, in primis con la nostra delegazione di parlamentari piemontesi. A loro si aggiungono dei membri importanti scelti dal Premier nel nuovo governo. È una grande soddisfazione, soprattutto viste le esperienze precedenti in cui la nostra regione era rimasta senza rappresentanza. Auguro dunque in bocca al lupo e buon lavoro al vice-ministro Enrico Morando e ai sotto-segretari Franca Biondelli e Luigi Bobba. La loro nomina è certamente frutto di un grande lavoro di squadra.

    Una delle frasi che ho citato più spesso durante la campagna è di Gandhi: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. È uno sforzo che richiama tutti noi al bisogno di superare i nostri limiti. Oggi, anche grazie all’azione paziente e caparbia di Morgando, abbiamo un PD strutturato, amalgamato e con all’interno diverse eccellenze. Andiamo avanti. Guardiamo al futuro: basta con le nostre vecchie squadre. Dobbiamo superare la logica delle vecchie appartenenze e costruire una nuova identità democratica. Non lasciamo che il passato soffochi il presente: pensiamo a costruire il futuro. Dobbiamo farlo soprattutto per la generazione di “nativi democratici”: a loro (e noi con loro) spetta il compito di costruire questa identità.

    Da questa identità costruiamo un PD a vocazione maggioritaria. Un partito che non disdegna alleanze, ma che gioca a tutto campo, che cerca di conquistare ampi strati di elettori sulla base di proposte chiare e innovative. Questo significa imparare dalla sconfitta alle politiche del febbraio 2013: basta con la logica dell’“usato sicuro”, il ritorno allo stesso tipo di coalizione, alla stessa impostazione programmatica, allo stesso nome “alleanza dei progressisti” sconfitta da Berlusconi già nel 1994.

    Il PD di Veltroni nel 2008 aveva conquistato in Italia 12 milioni di voti, nel 2013 gli elettori democratici sono stati 8,6 milioni. Abbiamo insomma perso a livello nazionale più di un elettore su 4. La stessa cosa vale in Piemonte, dove siamo passati da 885.000 voti (Camera 2008) a 643.000 (Camera 2013). Una delle ragioni ce l’ha ricordata Renzi più volte. Siamo infatti il primo partito nella scelta di voto di pensionati e dipendenti pubblici, ma solo il terzo nel voto di operai, lavoratori autonomi e liberi professionisti. E non cerchiamo alibi: la lontananza tra PD e mondo operaio è certo antecedente alle vicende dei contratti FIAT. Le nostre politiche non sono state più capaci di conquistare il consenso dei mondi che noi pensiamo di rappresentare. Bisogna prenderne atto e cambiare. È lo stesso mondo economico a esser profondamente mutato, senza che il PD se ne accorgesse. I lavoratori tutelati sindacalmente e normativamente sono ormai una minoranza e le grandi fabbriche non ci sono quasi più: ci sono invece enormi aree di grande precarietà a cui dobbiamo guardare, a cui dobbiamo essere capaci di dare risposte.

    Oggi non ci sono più stabili blocchi sociali, contrapposti tra loro, da rappresentare. La società italiana è fluida.

    Dobbiamo essere capaci di leggere queste dinamiche, per governarle. Non cambia la missione della sinistra, combattere le disuguaglianze e tendere all’eguaglianza sostanziale, ma devono cambiare le politiche con cui realizzare questo obiettivo. Renzi l’ha ripetuto spesso: il luogo della sinistra è sulla frontiera. La nostra frontiera sono i nuovi problemi della nostra comunità, le sofferenze che guardano alla politica chiedendo aiuto, le necessità di regolamentare nuovi diritti e doveri che si creano in una società in forte evoluzione.

    Chiamiamo i nostri tifosi per darci una mano: disponiamo di un grande tesoro, l’albo degli elettori del centrosinistra. L’abbiamo messo in cassaforte e mai utilizzato. Perché non chiedere loro cosa pensano delle nostre scelte? Perché non coinvolgerli? Perché non avviare consultazioni on line sui nostri programmi? Cambiamo verso alla logica dei caminetti, questo è il PD OPEN. Offriamo ai nostri elettori spazi di sovranità e, al tempo stesso, responsabilizziamoli nelle scelte. Facciamo in modo che siano sul territorio le nostre antenne e i nostri megafoni.

    È lo stesso Statuto del partito, all’art.1, ad affermare che “il PD è partito federale costituito da elettori e iscritti. Il PD affida alla partecipazione di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali”. La via era già stata tracciata. A noi oggi il compito di percorrerla per far capire che il PD non appartiene alla sua classe dirigente, ma ai suoi elettori. Creeremo un team con questa missione: tenere vivo il contatto con i 165.000 nostri elettori delle primarie, perché contribuiscano alla crescita del PD e del Piemonte a fianco di circoli e militanti.

    Sfruttiamo le nuove tecnologie per informatizzare i nostri circoli: tramite il web possiamo dare loro informazioni tempestive, formare i militanti, aggiornare gli amministratori. Creiamo supporti multimediali per esportare le nostre iniziative, i nostri convegni, i nostri approfondimenti tematici anche nei circoli più sperduti. Rendiamo idonee le vetrine dei nostri circoli rendendole attrattive grazie a un layout e a una linea di comunicazione uniforme. Ampliamo gli orari di apertura e adoperiamoci perché ci sia il wi-fi gratuito.

    Possiamo smuovere le montagne, ma per farlo dobbiamo valorizzare i nostri talenti. I votanti alle primarie, i militanti, i giovani, le donne, i nostri 33 parlamentari, le migliaia di amministratori locali. Questi ultimi sono i veri depositari delle speranze della propria comunità.

    Creiamo un partito aperto, che superi il vizio dell’autoreferenzialità, che attivi le intelligenze migliori della società per costruire le proprie politiche e che magari offra loro anche prospettive di governo. Un partito che getti ponti, non un reticolo di percorsi di carriere personali. Un partito i cui dirigenti sappiano pensare al futuro del Paese, più che al proprio. Un partito che smetta di dare lezioni alla gente e che sappia ascoltare le idee forti della nostra società.

    Un partito capace di formare e selezionare personale politico, organizzando corsi di formazione, campus estivi e invernali, collaborando con gli atenei. Su questo il partito piemontese ha già fatto molto, ora la PD ACADEMY piemontese deve diventare l’eccellenza nazionale del PD.

    Molto possiamo ancora fare anche per realizzare l’equilibrio di genere al nostro interno e nelle istituzioni.

    Abbiamo compiuto passi avanti con la legge sulla doppia preferenza di genere nelle elezioni comunali e la legge sulla presenza femminile nei CdA. Dobbiamo farne ancora qualcosa come il cambiamento della legge elettorale regionale e la nomina paritaria di uomini e donne ai vertici delle società partecipate di Regione ed enti locali piemontesi.

    Davanti abbiamo tante battaglie: le elezioni europee, le elezioni in alcuni Comuni e soprattutto le elezioni regionali. La Giunta di centrodestra è stato un fallimento oltre ogni pessimistica previsione. La soluzione giudiziaria non deve far dimenticare che il loro fallimento è stato in primis politico. È stata una Giunta inconcludente e dannosa.

    Noi risponderemo con una squadra solida e coesa, con un partito unito, organizzato e determinato. Dovremo essere portatori di una forte novità e far emergere una nuova classe dirigente. Questo significa non solo schierare in campo giovani donne e giovani uomini, ma anche persone che finora non hanno potuto giocare, ma che hanno il talento e le idee. A capitanare la squadra serve un trascinatore. La candidatura emersa naturalmente è quella di Sergio Chiamparino, che tutti stimiamo. Rappresenta il Sindaco che fa, che sa stare tra la gente, che è capace di parlare a mondi anche al di fuori del centrosinistra. A fianco di un Presidente che deve interpretare il cambiamento, dobbiamo costruire un PD che dia chiara immagine di altrettanta innovazione, che non riproponga le vecchie logiche dei caminetti. Perché ciò avvenga voglio essere un segretario garante di tutti, non un guardiano degli equilibri di corrente. Abbiamo bisogno di un PD che sappia spronare il governo regionale verso traguardi alti, mettendo a disposizione del nuovo Presidente le proprie risorse migliori: nessun manuale Cencelli, piuttosto sfidiamoci a proporre il meglio che il Piemonte può esprimere.

    Spetta a noi essere il perno di una coalizione capace di parlare a tutti i “Piemonti”, capace di coinvolgere ampi segmenti di mondo economico, delle professioni, del volontariato.

    Dobbiamo pianificare le nostre azioni:

    • decidiamo quali sono le strategie e gli obiettivi che ci diamo e qual è la tabella di marcia per realizzarli, con scadenze certe e pubbliche. La prima emergenza è la ripresa economica, il lavoro;
    • assumiamoci l’onere di costanti verifiche di coerenza tra singoli atti di governo e principi e obiettivi fondamentali del progetto

    Dobbiamo ripensare il ruolo del Consiglio regionale: non è importante approvare molte leggi, per disciplinare anche le cose più minute. Nella prossima legislatura dovremo:

    • concentrarci sull’adozione di poche leggi, fondamentali per realizzare il nostro programma di governo;
    • procedere con l’opera di abrogazione di leggi e di consolidazione del diritto vigente;
    • realizzare uno schema generale nel quale inserire tutta la legislazione vigente, sul modello dello “United States Code[1]”;
    • ricorrere in modo sistematico alla valutazione dei risultati delle nostre politiche
    • realizzare una drastica sburocratizzazione e semplificazione delle procedure amministrative regionali, reingegnerizzando tutti i procedimenti amministrativi
    • garantire la piena trasparenza di tutti gli atti dell’amministrazione, a partire da tutte le spese effettuate, dalla pubblicazione dei CV; attuare pienamente l’anagrafe pubblica degli eletti (presenteremo Disegni di Legge entro 1 mese dal nostro insediamento)

    Per fare tutto ciò che serve alla nostra Regione è preliminare cambiare le regole del gioco. Serve una nuova legge elettorale regionale, perché quella attuale non garantisce la governabilità. Sarebbe auspicabile un patto preelettorale con le altre coalizioni.

    Dobbiamo dare un carattere Costituente alla nuova legislatura. In attesa di riforma del Titolo delle V Costituzione anticipiamo alcuni temi:

    • concentriamoci sulle funzioni fondamentali della Regione, la legislazione e la programmazione;
    • riportiamo in capo agli enti locali tutte le funzioni amministrative oggi esercitate impropriamente dalla Regione
    • ripensiamo agli organismi di raccordo istituzionale tra Regione ed enti locali, a partire dal Consiglio delle autonomie locali
    • ridisegniamo il sistema piemontese delle autonomie locali. Nuovo ruolo assunto dalle Province con l’imminente riforma legislativa, dall’istituzione dell’Area Metropolitana di Torino (con le conseguenti problematiche per i comuni al di fuori della seconda cintura), alla costituzione delle nuove unioni dei piccoli comuni, alle comunità montane

    Il PD detiene il monopolio della speranza. La nostra responsabilità è non perdere questo mandato di fiducia, mettere a frutto questo capitale di credibilità e impegnarci in un’azione di profondo cambiamento del nostro partito e delle istituzioni.

    Se faremo così trasmetteremo all’esterno la consapevolezza che la politica è la più importante delle attività umane.

    Nenni raccontava di due operai che, ai bordi di una strada, spostavano cumuli di mattoni. Un uomo li vide, si avvicinò ad uno di questi e gli chiese: “Dimmi, che stai facendo?”. Lo spaccapietre rispose. “Non vedi? Spacco pietre”. E riprese a lavorare. Più innanzi, pose la stessa domanda ad un altro spaccapietre. Costui, alla stessa domanda, aprì le braccia in un gesto che indicava tutto il suo entusiasmo per il lavoro che stava compiendo: “Non vedi? — rispose — aiuto a costruire una cattedrale”.

    Se noi riusciremo ad avere di noi stessi, della nostra fatica, la consapevolezza di concorrere a costruire qualcosa di grande, un futuro diverso per la nostra comunità, allora avremo la possibilità di recuperare quella dignità che la politica oggi ha perso.
    [1] Somma Alessandro,La sistematica degli ordinamenti giuridici, in Politica del diritto, 1994