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    Nomina dei direttori in sanità

    Con la nomina dei direttori in sanità intendiamo dare la vera svolta alla politica regionale. Per la prima volta nella selezione è stato applicato dalla Giunta unicamente il criterio delle capacità professionali. La sanità rappresenta la parte prevalente della spesa regionale, aver cambiato i vertici dando loro obiettivi chiari vuol dire avere messo mano sul funzionamento di buona parte dei centri di spesa regionale. Ai direttori chiederemo la massima attenzione ai conti, considerato che siamo sottoposti al piano di rientro, ma anche l’attenzione necessaria ai servizi offerti sul territorio. Dai curricula sono evidenti le solide competenze e l’esperienza; la politica non ha interferito nella selezione con criteri di appartenenza politica, ma ha fissato in modo trasparente gli obiettivi da raggiungere.

  • domande

    Kemal o Sejm?

    Post di Mario Rey

    In alcuni recenti interventi autorevoli personalità ( Bodrato , Zagrebelsky), a proposito delle iniziative di Matteo Renzi, Primo Ministro e Segretario del PD, hanno parlato di declino di vita democratica, di eccesso di Esecutivo, , di cesarismo, di volontarismo preoccupante. Non mi pare di aver colto una critica di decisionismo: critica , come dirò, a doppio taglio. Ma che comunque sembra emergere.

    Mi pare di aver colto che il riferimento sia rivolto ad alcune caratteristiche delle modifiche della Costituzione oltrechè ad altre normative, legge elettorale e ordinamento degli enti locali. Un primo elemento sarebbe da leggere nella abolizione del bicameralismo paritario. Per contro autorevoli voci, come Napolitano, ci hanno ricordato che il bicameralismo paritario è un’anomalia nelle varie esperienze costituzionali e che comunque il tema è da molto, forse troppo tempo, sul tappeto, con diffuso consenso a favore della soluzione intrapresa. Un secondo elemento riguarderebbe l’abolizione delle Province. Ma anche qui, per contro, vi è generale condivisione sulla ridondanza di ben cinque livelli istituzionali di governo ad elezione diretta ( Comuni, Province, Regioni, Stato, Parlamento europeo). Infine la nuova legge elettorale creerebbe un vulnus di democraticità a causa dell’eccessivo peso di “nominati” ( i capilista) rispetto a quelli prescelti con le preferenze. Anche qui si può ricordare che tutti i sistemi che si basano su collegi uninominali, compresi quelli che sono stati in vigore in Italia, passano per candidature “secche” di nominati. Tanto è vero che la competizione si rivolge ai collegi sicuri accompagnata dalla ricerca di vittime sacrificali da mandare ai collegi persi (chi scrive ha accumulato una lunga lista come ex-candidato a….). Quanto poi alla valenza salvifica delle preferenze per la democrazia, tanto da costituire un “caso di coscienza” etico per il sen. Gotor e dintorni, e come tale giustificante la violazione della disciplina di partito, è lunga la storia di censure e riserve sulle preferenze, come ancora recentemente ci ricordava Veltroni.
    Come ampiamente descrivono studiosi e commentatori non partigiani occorre partire dalla pacifica costatazione che i sistemi politico-istituzionali, a cominciare dalle norme elettorali, devono garantire contestuale risposta a due esigenze intrinsecamente contradditorie: la rappresentanza e il governo. Più in generale qualsivoglia sistema politico-istituzionale è una zona intermedia rispetto ai due casi polari: il primo caso è il governo senza rappresentanza, cioè le dittature. A proposito di queste , più che a Caio Giulio Cesare, che mi pare un po’ lontanino per fare confronti, mi piace fare riferimento a Kemal Ataturk, l’autocrate modernizzatore della Turkia (1923-1938). (Voglio per inciso ricordare che solo un dittatore può indurre un popolo con una grande storia alle spalle a cambiare l’alfabeto della propria lingua).

    L’altro caso polare è la rappresentanza senza governo: il caso di scuola è quello del Sejm, il Parlamento polacco, che nei secoli scorsi offrì un modello per la rappresentanza mentre in Europa si andavano costituendo le autocrazie monarchiche. Il Parlamento polacco costituì la tutela perfetta della rappresentanza: poiché tutti i membri erano da considerarsi eguali, il Parlamento poteva solo decidere all’unanimità: con l’espressione “liberum veto” ogni parlamentare (essenzialmente i “Magnati”) era in grado di bloccare qualsivoglia decisione. Un sistema che non lasciava spazio a “dittature della maggioranza”. Sarebbe stato caro, oltrechè a Bodrato e Zagrebelsky, a economisti come Knut Wicksell. Peccato che il sistema non consentì il formarsi di un forte governo nazionale. Molti storici sostengono che questa situazione offrì l’ occasione per voraci vicini – Russia, Austria, Prussia – per spartirsi a più riprese il povero paese. Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.

    A quale punto intermedio di grigio ci troviamo oggi in Italia, tra il bianco e il nero dei due estremi? Davvero ci troviamo di fronte ad un eccesso di governo, come si sostiene? A me pare di poter dire che ci troviamo di fronte alla situazione dello studente, che, abituato a prendere sempre dei 4, a fronte di un 6 si sente candidato al Premio Nobel. In altre parole siamo ormai talmente avvezzi al protrarsi ultradecennale di situazioni di NON governo, che una classe di governo che si proponga di far fronte alle responsabilità della politica, cioè il bene comune della “polis” , in altre parole governi, cioè decida e decida con tempi non geologici , appare come una deriva preoccupante . Quello che altrove sarebbe una situazione normale (forse prescindendo dalla mordacità toscana), viene ritenuto un eccesso di esecutivo.

    Per valutare la fondatezza di questi rilievi è necessario ripercorre per grandi pennellate la vicenda italiana del dopoguerra. E’ avvenuto per mera casualità che il nostro paese abbia avuto negli anni ’50,’60,’70 una straordinaria crescita economica e sociale? Le classi dirigenti di ogni comparto, a cominciare da quelle politiche e pubbliche sono estranee a tutto questo? Coloro che in quegli anni iniziavano a cimentarsi nell’impegno politico e di governo nazionale e locale erano ben consapevoli delle responsabilità derivanti dal mandato a governare: elaborare una visione, predisporre programmi, attuare progetti. Sono convinto che questa consapevolezza avrebbe in allora fatto percepire molto consanguineo il “renzismo” di oggi. Ricondurre tutto questo esclusivamente alla figura di Amintore Fanfani, gli dà molto merito, sottacendo un clima che a mio avviso era molto più diffuso e condiviso.

    Quanto ai decenni successivi, come economista lasciarei parlare gli indicatori. E’ stato da più fonti ampiamente descritto come il quadro comparativo sia per il nostro paese particolarmente impietoso per numerosi e forse troppi aspetti della vita istituzionale, amministrativa, economica, sociale. In un programma trasmesso alcuni anni or sono dalla RAI, Piero Angela immagina che le classifiche internazionali siano come un grattacielo con molti piani e anche cantine e sotterranei. Ebbene, nei vari parametri considerati (provo a ricordare, procedure burocratiche; sistema giudiziario; relazioni sindacali; sistema fiscale; sistema scolastico e universitario; ricerca e sviluppo industriale; utilizzo fondi europei; infrastutture di trasporto; per non parlare di malavita e corruzione, ecc, ecc) il nostro paese sistematicamente si colloca nelle cantine e nei sotterranei, fatta eccezione per il sistema sanitario e di pochi altri comparti . Aggiungerei due fenomeni a mio avviso sconvolgenti: la delocalizzazione delle industrie italiane , non in Cina, o Romania, ma in Svizzera, Austria, Slovenia. Siamo forse convinti, come forse è Landini, che si possa creare un posto di lavoro in più senza che sia un imprenditore a crearlo (salvo ovviamente pubblicizzando tutto come vorrebbe la rivoluzione proletaria)? E ancora più grave è la fuga all’estero dei nostri giovani, specie quelli a più elevato grado di istruzione. Questo stato di cose non è accettabile. E’ doveroso chiedersi: è ineludibile?

    Sopratutto, anche qui, tutto è avvenuto, per caso? Le diagnosi sulle cause sono piuttosto concordi. Cito tra i più recenti il contributo di Francesco Delzìo ( Opzione zero, Rubettino ): l’Italia bloccata dalla decisione di non decidere . Una classe dirigente , in primis quella politica e pubblica , incapace di visione lunga, di elaborazione di politiche pubbliche, e infine, visto, che non è un peccato mortale, di decisione. Nel dibattito è stato ricordato “che non vi è nulla di peggio di una politica che non è in grado di governare” (A. Moro). O dobbiamo rassegnarsi al fatto che “il nostro paese non vuole farsi governare”? (S. Cassese). Fortunatamente vi sono molte storie di coraggiose politiche di successo: penso al caso della Città di Torino. Ma nel complesso è difficile non concordare con chi attribuisce molta responsabilità del quadro descritto alla generazione politica e pubblica “a opzione zero”.

    Con Renzi e i suoi collaboratori , nasce una nuova dirigenza e una nuova leadership, che a mio avviso, è dotata di una salutare prerogativa: è impaziente. Un uomo solo al comando? Semmai questo è il limite di questa nuova fase della vita del nostro paese: che analoghe spallate di innovazione e autoriforma ancora poco pervadano e contagino altri corpi della nostra vita associata: la burocrazia pubblica, il mondo della scuola e dell’università, la magistratura, il mondo delle imprese e delle professioni, i sindacati. Su questi terreni, è sperabile che vengano a cimentarsi voci alternative della politica. Non certo il rozzo populismo di Salvini. O la sgangherata “prova d’orchestra” di felliniana memoria del M5S. Opporsi pregiudizialmente a questo disegno di governo arroccandosi nel proprio immobilismo con sterili pregiudiziali , è una strategia perdente. Per il futuro del paese occorre formulare l’auspicio che le parti più vive della nostra vita politica e sociale si liberino al più presto della Sindrome di Milocca, come ci ricordava tempo fa Mario Deaglio (cfr Luigi Pirandello, Novelle per un anno, Le sorprese della Scienza). Purtroppo vedo crescere i candidati alla cittadinanza onoraria di quel Comune. ( Con le scuse agli attuali abitanti di Milena, ma la colpa è del grande Luigi).

     

  • tribunale

    Fondi Piemonte: fiducia nei magistrati

    Stamane il Giudice per le indagini preliminari (GIP) ha depositato un’ordinanza con cui dispone l’archiviazione per sei consiglieri regionali del gruppo PD della scorsa legislatura e chiede l’imputazione per me e per tre altri consiglieri (RESCHIGNA, LEPRI e MOTTA). I pubblici ministeri (PM), al termine di un anno di approfondite indagini condotte dalla Guardia di Finanza, avevano invece chiesto l’archiviazione per tutti noi.

    Ora la decisione passa nelle mani di un nuovo giudice, che dovrà decidere se rinviarci a giudizio, come ha richiesto il GIP, o archiviare le nostre posizioni, come hanno chiesto i PM.

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  • ambiente

    Green Bank

    IDEA DI: Marco Molino

    Come sottolineato dall’ On. Realacci del PD, l’Italia deve essere terra di investimento per la Green Economy. Seguendo il modello spagnolo (che ha recentemente dichiarato di aver superato con il 50,2% la produzione energetica attraverso fonti rinnovabili, e per questo premiata dall’UE), e il modello Inglese (la prima a costituire una Green Bank con lo stato unico azionista), anche l’italia dovrebbe giocare un ruolo primario nella green economy.

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  • Vignetta Renzi

    La propensione al consumo e…altro secondo “l’uomo della strada”

    Post inviato da: Aurelio Anelli

    In un precedente articolo scrissi che il tormentone estivo, in quel periodo, era lo spread (e non un “pezzo” della Pausini piuttosto che alcuni brani di musica afro-cubana). Adesso lo spread non fa più notizia e soprattutto non fa più paura. Qual è quindi e quale sarà il leitmotiv di questa estate? E’ semplice: la consumption propensity.  

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  • soldi

    Riscossione: ispiriamoci al modello ‘dolce’ alla francese

    IDEA DI: Davide Gariglio

    Bisogna arrivare a una società unica regionale di riscossione, magari partendo dall’esperienza della Soris, se il Comune è d’accordo, aprendo il capitale e facendo entrare la Regione.

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  • pd_cuneo

    Attacco alle sedi del PD di Cuneo

    Ancora una volta una sede del Partito Democratico è diventata bersaglio della violenza degli antagonisti. Questa volta è toccato al nostro circolo di Cuneo subire l’aggressione rivendicata dai soliti gruppi anarco-insurrezionalisti, una vera e propria ritorsione dopo gli arresti seguiti agli scontri del Primo Maggio.

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  • Gariglio_primo maggio

    Primo maggio: una bella festa che i soliti violenti hanno cercato di sporcare

    Oggi abbiamo assistito a una grande e partecipata manifestazione, un importante momento di democrazia. I soliti gruppi di antagonisti, come da copione, hanno tentato di sporcare questa giornata, cercando di aggredire il PD e di impedirci di partecipare al corteo.

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  • primo_maggio_2014

    Primo maggio

    Il Partito Democratico Piemonte partecipa domani alla tradizionale manifestazione del primo maggio organizzata da Cgil, Cisl e Uil a Torino. A tutti i dirigenti, gli iscritti e i militanti rivolgo l’invito ad essere presenti al corteo per far emergere nuovamente il nostro ‘Orgoglio democratico’ e la centralita’ che deve avere il tema del lavoro nella nostra azione politica quotidiana.

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