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    Legge contro la ludopatia

    Combattiamo la ludopatia, una vera e propria malattia, ed evitiamo che tante famiglie finiscano sul lastrico.
    Grazie alla nostra legge regionale verranno spente 20.000 macchinette! Guarda il video per saperne di più!

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    La fondazione del libro deve continuare a vivere

    “La fondazione del libro deve continuare a vivere”. È quanto dichiarano il capogruppo e segretario regionale del PD, Davide Gariglio, e il presidente della VI Commissione (cultura) Daniele Valle sul destino della Fondazione per il libro dopo l’accertamento dei giorni scorsi del rosso in bilancio. “La fondazione – continua – è un patrimonio della Città e della Regione che merita di essere salvaguardato. In questi giorni – rimarcano – stiamo discutendo l’assestamento di bilancio in consiglio regionale e su questa legge presenteremo un emendamento necessario a dare la copertura finanziaria per proseguire l’attività. Non si tratta di questione di nome o di formalità societaria, ma di una storia decennale e di un patrimonio culturale di successo che va garantito. Quest’anno – prosegue il capogruppo – è stato fatto molto per contenere il debito e risanare i conti, oltre ad aver organizzato eventi di straordinario successo, non possiamo vanificare questi sforzi. L’emendamento – continuano Gariglio e Valle – autorizza la Giunta ad impiegare le risorse, già stanziate ad inizio anno, per rinforzare il patrimonio della Fondazione qualora si riscontrassero le condizioni per questo nuovo e straordinario impegno, a partire dalla partecipazione di altri soggetti del territorio a questa operazione di messa in sicurezza.  Come Regione  – concludono – vogliamo assumerci la responsabilità di proseguire l’attività di questa importante realtà culturale”.

  • gariglio-consiglio-regionale

    Evitiamo il fallimento di GTT

    Evitiamo il fallimento di GTT: servono interventi urgenti. La Sindaca Appendino deve decidere come reperire le risorse che ancora mancano. Ora una decisione è improcrastinabile e va assunta in tempi brevissimi. E’ in corso un grande lavoro trasversale della Regione Piemonte e dei parlamentari piemontesi, che dimostra la volontà di contribuire alla soluzione del problema di GTT. Dica la Sindaca cosa intende fare, la Regione è disponibile a compiere ulteriori passi avanti, perfino con un ingresso nel capitale sociale di GTT. Sappiamo che un intervento di salvataggio parziale non servirebbe a nulla; non ci rassegniamo allo scenario peggiore e non ci sottraiamo di fronte ad un impegno diretto, ma occorre decidere la cura e portarla avanti fino in fondo, in modo che sia risolutiva.

  • Progetto senza titolo

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Relazione

    Nella seconda metà del ‘900, contestualmente ai cambiamenti storici e politici che hanno caratterizzato lo scorso secolo, si è iniziato ad assistere nel mondo occidentale ad un insieme di trasformazioni antropologiche radicali del vivere sociale. Quale conseguenza della stretta correlazione tra condizioni sociali e storiche di vita e variabilità delle manifestazioni psichiche, comincia ad insinuarsi nella popolazione un fenomeno fino ad allora soltanto sporadico: il cibo per milioni di giovani inizia a divenire un nemico e si diffondono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), con manifestazioni che assumono, progressivamente, i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” (Gordon, 1990) che interessa, oggi, l’intero mondo occidentale.

    I DCA sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I principali disturbi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Con riguardo ai Disturbi del Comportamento Alimentare, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia complessa in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità – che svolge, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – riconosce come condizioni predisponenti la familiarità per disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’abuso di sostanze; possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza (modelle, indossatori, ginnaste, danzatrici e danzatori, ecc);

    Da diversi anni i DCA sono, dunque, oggetto di un’attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità degli operatori sanitari e sociali, in virtù della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e, come sopra sottolineato, della loro eziologia multifattoriale molto complessa. Tali disturbi, secondo dati del marzo 2016 diffusi da ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, in Italia riguardano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e tra 1,81 e 1,92% per gli altri disturbi e si stima che chi soffre di anoressia abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Secondo dati del Ministero della Salute è 102 il numero di nuovi casi in un anno per anoressia nervosa su 100.000 abitanti, mentre 438 è il numero di nuovi casi per bulimia nervosa.

    Anche l’utilizzo di farmaci anoressizzanti è in preoccupante aumento: integratori che interferiscono con il metabolismo basale fino al mercato parallelo di pseudo-farmaci vietati che facilitano la riduzione del peso aumentando il consumo calorico, agendo anche a livello del sistema nervoso centrale. Inoltre, è in crescita anche nel nostro Paese, sulla rete internet, il fenomeno dei siti «pro Ana» (personificazione dell’anoressia) e «pro Mia» (analogo appellativo utilizzato per la bulimia). Sono oltre 300.000 i siti che danno consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, suggerendo le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come traguardo ideale da perseguire.

    Nella corrente Legislatura nazionale sono stati presentati tre progetti di legge (Disegno di legge n. 438 al Senato della Repubblica, Proposte di legge n. 1976 e n. 4163 alla Camera dei Deputati) sul problema dei disordini alimentari, che propongono l’introduzione di un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia, soprattutto per consentire alle Forze di polizia di agire per contrastare in maniera più efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro Ana» e «pro Mia» sopra ricordati, nonché l’istituzione di un piano di interventi capace di predisporre azioni ed iniziative volte a prevenire e a diagnosticare precocemente i DCA.

    Secondo una recente indagine promossa, in occasione della Fashion Week 2016, da Nutrimente Onlus, un’associazione per la prevenzione, la conoscenza e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha coinvolto 40 esperti di psichiatria, psicologia e medicina interna allo scopo di analizzare quanto peso abbia l’immagine corporea delle modelle nella vita delle adolescenti, la continua pressione mediatica ed esposizione a modelli di fisicità troppo magri o filiformi espone una ragazza su 2 (47%) ad un forte rischio emulazione, perché un’attenzione particolare, non sana, al cibo e al corpo può facilmente trasformarsi in un’ossessione.

    Anche se non sono ancora stati chiariti tutti gli aspetti di queste patologie, è dunque indubbio che la pressione socio-culturale nei paesi occidentali degli ultimi decenni abbia giocato un ruolo chiave; infatti tali patologie si innescano spesso in persone fragili che vengono schiacciate dai sempre più invadenti e assurdi modelli di magrezza imposti attraverso i mezzi di comunicazione.

    La ricerca ossessiva di un ideale di magrezza non sano si ritiene sempre più diffusamente essere dovuta anche a scelte discutibili dei colossi della moda, del mondo della pubblicità e dei media, che spesso tendono a stereotipare le donne, mostrandole esclusivamente come esempi irraggiungibili di perfezione. Il cosiddetto “modello anoressico” proposto in gran parte dalla moda e da strategie di marketing in relazione alla produzione e alla vendita di abbigliamento per teen-agers – che vede la tendenza a proporre look e capi di abbigliamento ben al di sotto della taglia 44 e con taglie esposte che corrispondono nella realtà, il più delle volte, ad una misura ben inferiore – induce frequentemente le ragazze a sentirsi “fuori taglia” e in sovrappeso anche quando gli indici di massa corporea rientrano assolutamente nella norma.

    Dal 2013 è in vigore in Israele una legge che vieta alle agenzie pubblicitarie di assumere modelle e modelli con un indice di massa corporea inferiore a 18.5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e obbliga a inserire nelle pubblicità degli avvisi qualora fossero stati utilizzati software, quali Photoshop, per far dimagrire digitalmente i soggetti raffigurati.
    E’ poi recentissima la norma approvata in Francia (si tratta del Décret n. 2017-738 del 4 maggio 2017 relativo a “photographies à usage commercial de mannequins dont l’apparence corporelle a été modifiée”), la cosiddetta “legge anti-anoressia”, che prevede che ogni modella o modello, per poter sfilare in passerella o posare per servizi fotografici, debba avere un certificato medico rilasciato da un medico del lavoro attestante “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea” e impone l’obbligo di accompagnare le fotografie ad uso commerciale “inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet o in cataloghi con la menzione ‘fotografia ritoccata’ qualora siano state apportate delle modifiche al computer”. La novità legislativa ha portato anche all’introduzione del reato di promozione dell’anoressia, con il quale si intendono colpire i siti web che inneggiano ai disturbi alimentari, in cui ci si veicolano consigli su come diventare sempre più magri conducendo il proprio corpo alla denutrizione.

    Tali disposizioni normative, emanate a livello europeo, si ritiene che possano contribuire a perseguire l’obiettivo di agire sull’immagine del corpo nella società per contrastare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili, soprattutto nelle giovani generazioni, oltre che proteggere la salute di una categoria particolarmente toccata da questo rischio, come quella delle modelle e dei modelli.
    Tali misure evidenziano l’esistenza di un problema grave e in crescita e mandano un messaggio molto importante, che è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da un’esposizione elevata di “magrezza non salutare”.

    Con queste finalità è stata predisposta la presente proposta di legge regionale al Parlamento, che si compone di tre articoli.
    L’articolo 1 stabilisce che le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari debbano recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.
    L’articolo 2 rubricato “Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici” prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2018, sia vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    Inoltre, il medesimo articolo rende obbligatorie, ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle suddette attività, la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestino l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione. Il certificato medico deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.
    L’articolo 3, infine, riguarda le sanzioni.

    Proposta di legge al Parlamento

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Art. 1
    (Utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo)

    1. Le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari devono recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.

    Art. 2
    (Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici)

    1. A decorrere dal 1° gennaio 2018, è vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    2. Ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle attività di cui al comma 1 sono obbligatorie la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestano l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione.
    3. Il certificato medico di cui al comma 2 deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.

    Art. 3
    (Sanzioni)

    1. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è punito con una multa pari a 75.000 euro e con la reclusione fino a un massimo di sei mesi.

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    PSICHIATRIA: LA POLITICA DEVE ASCOLTARE GLI OPERATORI, BENE AVVIO TAVOLO MONITORAGGIO

    “La giunta ha fatto bene a mettere ordine in un settore come quello della psichiatria. La politica però deve ascoltare gli operatori e le famiglie quando sollevano perplessità su alcuni aspetti”. Lo dichiara il capogruppo e segretario regionale del partito, Davide Gariglio. “Si tratta – prosegue – di un settore della sanità delicato, nel quale oltre all’approccio puramente sanitario esiste una condizione sociale che richiede la disponibilità ad accogliere le preoccupazioni di coloro che vivono quotidianamente un disagio. Come abbiamo già avuto modo di dire – sottolinea – siamo soddisfatti della decisione del TAR sulla legittimità della delibera, eravamo certi che l’iter tecnico e burocratico fosse stato rispettato, ma i problemi rimangono e il lavoro di accompagnamento a seguito delle modifiche introdotte va avviato con le famiglie e tutti gli operatori; nel processo di attuazione della delibera – rimarca – si devono valorizzare tutte quelle realtà che negli anni hanno erogato servizi ben più avanzati dei livelli essenziali previsti dai livelli essenziali di assistenza (LEA)”.
    “La magistratura ha fatto chiarezza sul percorso formale e la correttezza giuridica – continua Gariglio – ora la politica ha il compito di procedere ma anche di mediare con quanti quotidianamente vivono gli effetti delle modifiche introdotte. Tutto il gruppo regionale del Pd, e lo stesso partito, ha sempre sostenuto la Giunta in questo percorso, abbiamo chiesto più volte di ascoltare chi non era d’accordo e farsi carico delle modifiche condivisibili. Dal tavolo con le associazioni di oggi si riprende il confronto. Tra le questioni più sensibili: i tempi per l’accreditamento, il riconoscimento dei titoli di studio degli operatori già attivi e soprattutto un piano organico della psichiatria che includa i servizi della domiciliaritá e le prestazioni sul territorio. Domani – conclude il capogruppo – il Partito democratico presenterà in aula consiliare un documento di maggioranza sulla psichiatria che impegna la Regione a monitorare attentamente il processo di adeguamento alla delibera”.

  • Foto Roberto Monaldo / LaPresse19-05-2016 RomaPoliticaM5S - Buone pratiche per i comuni a 5 stelleNella foto Chiara Appendino (to)Photo Roberto Monaldo / LaPresse19-05-2016 Rome (Italy)Meeting with the mayor candidates of the M5S In the photo Chiara Appendino (to)

    Appendino come Raggi

    Il cuore della movida piegato alla violenza: è l’ennesimo effetto dell’ennesima decisione presa dal Comune di Torino senza pensare alle conseguenze. Ieri sera piazza Santa Giulia ha visto da un lato la polizia, con l’ingrato compito di difendere l’applicazione di un’ordinanza molto discutibile, e dall’altro i centri sociali che ormai -dopo aver contribuito all’elezione dell’Appendino- si sento azionisti di maggioranza del Comune. E’ passato solo un anno, ma la gestione di Fassino è più lontana che mai. A perderci sono le forze dell’ordine, aggredite e insultate. Sono i cittadini, che si sono trovati in mezzo a uno scontro che poteva essere evitato. Sono tutti i torinesi, che si ritrovano a vivere in un Comune senza leadership, senza esperienza, senza polso. #AppendinoComeRaggi

  • Cattura

    I nuovi rischi dell’apprendista a 5 stelle

    In altri tempi, quelli messi all’indice dagli improvvisatori della politica fai da te, era buona abitudine seguire un iter che consentiva a quanti volevano dedicarsi al governo della cosa pubblica di allenarsi sperimentando gradualmente i diversi livelli di responsabilità, magari esordendo tra i banchi di qualche piccolo consiglio comunale per poi passare alle amministrazioni provinciali, alla Regione, alla guida delle grandi città, al Parlamento con prospettiva di diventare ministri. Non c’erano regole precise che imponessero questo excursus e non necessariamente a un giovane brillante e capace venivano preclusi certi ruoli per il solo fatto di essere giovane. Più semplicemente si cercava di evitare i prevedibili rischi dell’inesperienza. Anche se negli anni non sono mancate deroghe, in qualche caso disastrose per il partito che le aveva permesse. Da quando si è cominciato a confondere la protesta con il rancore, l’emulazione con l’invidia, la preparazione con il pressappochismo, il protagonista della politica somiglia sempre più da vicino a “Napalm 51”, quel personaggio di Crozza che trascorre i giorni inchiodato alla rete per scagliarsi contro il mondo intero, inventandosi nemici e complotti che lo ripaghino della sua frustrazione e della sua cialtronaggine. Risultato di tanta supponenza, tipica di chi pensa di essere nato “imparato”, sono i fatti con i quali Torino fa i conti dopo un anno di amministrazione a trazione cinquestelle. Il riferimento non è alla drammatica notte di Piazza San Carlo: sarebbe troppo facile. Anche se è di tutta evidenza che essa rimanda a responsabilità che non lasciano fuori chi è alla guida di Palazzo di Città. Ma è allargando l’angolo di osservazione che si palesano i limiti della giunta di Chiara Appendino, non compensati dalla sua non casuale afasia politica, ovvero da quei silenzi che sinora l’hanno messa al riparo dalle critiche occultandola dietro il paravento della sua diversità in meglio rispetto alla omologa romana e cittadina del suo stesso movimento. Quello che più conta non è quello che si è fatto o non si è fatto in questo anno, ma ciò che resta da fare e che potrebbe dissolversi ancor prima di aver preso corpo. Ci sono in particolare due punti sui quali si potrebbe produrre questa caduta e attengono entrambi allo sviluppo possibile, ma adesso non scontato, della città. Si leggono da giorni analisi che indicano che l’economia europea sta uscendo dalla lunga notte della crisi. Al fenomeno sembra essere interessata anche l’Italia, benché a ritmi più lenti e meno certi. Torino in questo contesto ha la possibilità di lasciarsi alle spalle la crisi, ma perché ciò avvenga è necessario che le istituzioni pubbliche creino le condizioni favorevoli. Un orientamento sinora è stato confuso e poco convinto salvo qualche enunciazione verbale. Insomma manca ancora quella marcia in più senza la quale soltanto nel 2025 si potranno recuperare i livelli del 2007. Il secondo punto, non meno attuale e importante dell’altro, riguarda il modello di sviluppo della città, ovvero lo sforzo di affiancare a una moderna industria manifatturiera il turismo e la cultura. Il clima internazionale è quello che è ed è inutile ricordare il suo stravolgimento a causa del terrorismo. Proprio per questo sarebbe necessario dotarsi di strumenti, uomini e Stampa Articolo http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/print.php 1 di 2 19/06/17, 11:13 mezzi, capaci di garantire la sicurezza senza la quale è difficile immaginare lo sviluppo di un settore che vive di flussi di visitatori e di grandi eventi. Ciò presuppone una collaudata esperienza che al momento è difficile avvistare. Un svolta incoraggiante potrebbe essere quello di riuscire a individuare i responsabili di Piazza San Carlo senza aspettare che col passare dei giorni si stemperi il ricordo di una notte difficile da scordare.

    Fonte: Tropea su Repubblica

  • Volontariato

    Il Partito Democratico di Torino e del Piemonte aderiranno al Torino Pride che si svolgerà il prossimo sabato 17 giugno

    In tutti questi anni il Partito Democratico è sempre stato a fianco di chi rivendica parità di diritti e una società realmente inclusiva di tutte le differenze, ed ha lavorato con tenacia per la realizzazione di questi obiettivi. Grazie all’impegno del Pdquesti traguardi sono diventati realtà con la legge sulle unioni civili, una promessa mantenuta dal governo Renzi, che ha colmato un vuoto legislativo rispetto al resto d’Europa e che ha contribuito a migliorare la vita quotidiana di tante persone. Questi risultati hanno segnato un cambiamento importante per l’Italia, garantendo dignità e pari diritti e doveri a tutti i cittadini. Il Partito Democratico di Torino e del Piemonte aderiranno al Torino Pride che si svolgerà il prossimo sabato 17 giugno!

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    CSI: REGIONE CONVOCA SOCI DEL CONSORZIO PER NUOVO PATTO INDUSTRIALE

    ”È necessario un nuovo patto tra i principali soci del consorzio (Regione, Comune Torino, Città metropolitana, Università e Politecnico), un accordo che tenga conto dei rilievi dell’Anac e che sia in grado di inserire efficienza in un’azienda che ha molte eccellenze tecniche, ma anche elementi di debolezza che la rendono vulnerabile sul mercato”. Lo dichiara il gruppo del Partito democratico alla fine di una riunione convocata dal capogruppo Davide Gariglio sul CSI Piemonte. All’incontro hanno partecipato anche il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, il suo vice Aldo Reschigna e gli assessori all’innovazione e al lavoro, Giuseppina De Santis e Gianna Pentenero. “La legge – continua – infatti impone che, per affidare una commessa in-house, si superi  un giudizio di congruità, cioè che i costi siano in linea con i prezzi di mercato. È indispensabile – sottolinea – un piano industriale condiviso da tutti, che preveda forti investimenti in innovazione e sul capitale umano. Entro un paio di settimane – conclude –  la Regione convocherà i soci a un tavolo sul quale discutere le opzioni”

  • gariglio-consiglio-regionale

    NOMINA SITAF: LASCIA SBIGOTTITI, SCELTA INACCETTABILE

    “La nomina di Sebastiano Gallina alla presidenza di SITAF Spa é una scelta inaccettabile, che lascia sbigottiti. In questo momento, a differenza dal passato, la SITAF Spa é pienamente sotto controllo di ANAS, che ne detiene il 51% delle quote, e quindi non è più necessaria – come invece era in passato –  una concertazione con gli enti locali e con i restanti soci privati per definire i vertici della società. In casi simili l’ANAS ha nominato al vertice delle proprie controllate i propri dirigenti, onde avere amministratori esperti e sicuramente allineati all’azionista. Invece, in questa occasione, qualcuno é intervenuto su ANAS ed ha imposto una scelta esterna all’azienda di Stato. Scelta esterna all’ANAS, ma non certo alla SITAF, dove Gallina opera daL 2003 come consulente con le funzioni di assistente del presidente Cerutti. In altre parole, dopo la lunga presidenza Cerutti, diventa presidente il suo staffista, un chiaro esempio di nepotismo amministrativo. Gallina, già consigliere provinciale del Verbano Cusio Ossola nel gruppo di Forza Italia, oggi vicino a Maurizio Lupi, é inoltre dal 2015 anche presidente di SITALFA, società controllata da SITAF, proprio su nomina del suo datore di lavoro, il presidente Cerutti. Sarebbe utile conoscere anche gli emolumenti a lui corrisposti per questo incarico e anche sapere se, negli ultimi mesi, in prossimità del rinnovo degli incarichi in SITAF, questi non siano aumentati. Inoltre nel 2015, col rinnovo dei vertici di SITALFA, venne nominato da SITAF vicepresidente il sig. Pietro Iadanza, medico chirurgo nonché assessore comunale a Benevento; della stessa società presidente del collegio sindacale é Alessandro Trusio, anch’egli di Benevento, fratello di un consigliere comunale di Benevento. Viene spontaneo chiedersi se la nuova SITAF, sotto pieno controllo pubblico, debba davvero diventare un luogo gestito sulla base di logiche di occupazione politica o di colonizzazione territoriale”. Lo dichiarano il Senatore Stefano Esposito, vice presidente delle Commissione Lavori pubblici e il segretario regionale del Partito democratico, Davide Gariglio.

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