• WhatsApp Image 2018-02-14 at 20.30.32

    Tre delle cose fatte e delle cose che vogliamo fare per le micro e piccole imprese

    CNA Piemonte ha organizzato un confronto su temi importanti per le micro e per le piccole imprese. Di seguito tre delle cose fatte e delle cose che vogliamo fare:
     MENO TASSE. Abbiamo ridotto l’Iri per piccole imprese al 22% e l’Ires dal 27.5% al 24% con l’eliminazione della componente costo del lavoro dall’IRAP, come richiesto per anni dal mondo produttivo. Nei prossimi anni vogliamo una riduzione ulteriore dell’IRES fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa.
     IMPRESE PIU’ COMPETITIVE. Abbiamo creato dei PIR, strumenti finanziari per aiutare il risparmio e le piccole imprese a crescere.Nei prossimi anni vogliamo estenderli anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano.
     UN PAESE IN CRESCITA. Abbiamo fatto salire il PIL da -2% a oltre +1.5%. Nei prossimi anni vogliamo portarlo a una crescita superiore al 2%
    Nel mio intervento ho inoltre sottolineato l’importanza di proseguire nelle riforme dedicate alle imprese, continuando il confronto con il sistema produttivo. Mi sono inoltre soffermato sugli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica e sismica degli edifici privati e sui numerosi interventi per far ripartire il settore delle costruzioni edili.

  • Progetto senza titolo

    Prevedere la creazione di una Rete di Centri per i Disturbi del Comportamento Alimentare

    Il Consiglio regionale del Piemonte, premesso che

    • i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie, classificate dagli esperti nell’ambito delle malattie psichiatriche, caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’ossessione per il peso e le forme del corpo. Secondo le risultanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tali disturbi insorgono, prevalentemente, durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile, pur essendo in aumento il numero di pazienti maschi. Tra i disturbi più diffusi vi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED). I manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i feeding disorders e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena;
    • con riguardo ai DCA, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia molto complessa, in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità riconosce come condizioni predisponenti l’insorgere dei disturbi la familiarità; la depressione; l’abuso di sostanze; eventi traumatici; malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza;
    • i DCA, secondo dati del marzo 2016 diffusi dall’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (ADI), riguardano, in Italia, circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma, come già sottolineato, il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita ben al 20%;
    • in Piemonte, in base agli ultimi dati disponibili, risulta che circa 2.900 soggetti all’anno si rivolgano ai servizi specialistici regionali, mentre sono più di 1.000 le persone che afferiscono ai centri di riferimento presenti nella nostra regione, quali quelli attivi presso gli ospedali Molinette e Regina Margherita di Torino, quello del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL CN1 e quello operante presso l’ospedale di Lanzo dell’ASL TO4;
    • per quanto riguarda sempre la nostra regione, nella fascia di età 10-18 anni sono state diagnosticate e seguite dai Servizi di Neuropsichiatria Infantile 226 persone (erano circa 126 dieci anni fa);

    considerato che

    • tali disturbi ad eziologia altamente complessa richiedono una diagnosi il più precoce possibile, differenziata dalle altre patolgie con esordio sintomatologico simile, oltre che un approccio multiprofessionale che consenta una presa in carico globale sia del paziente che della sua famiglia, in un contesto ambulatoriale, per quanto possibile, di prossimità;

    sottolineato che

    • una presa in carico tardiva o inappropriata dei pazienti potrebbe incrementare il rischio di una cronicizzazione dei disturbi;
    • i DCA non possono essere trattati all’interno delle attuali organizzazioni dei Dipartimenti di Salute Mentale o dei Servizi di Neuropsichiatria Infantile; 

    rilevato che

    • attualmente, in Piemonte, l’offerta di servizi specialistici per il trattamento dei DCA è ancora piuttosto disomogenea, caratterizzata da aree coperte da servizi di eccellenza, come quelli sopra ricordati, accanto a zone carenti di servizi specifici. Per tale ragione, è stato istituito un gruppo di lavoro presso l’Assessorato regionale competente, incaricato di elaborare proposte per la realizzazione di Centri di diagnosi e cura dei DCA;

    ritenuto, pertanto, che

    • sia urgente e non più rinviabile la creazione, nell’ambito del Servizio sanitario Regionale, di una Rete di Centri specifici per i DCA, che consenta diagnosi e intervento precoci, integrazione fra i servizi e possibilità di differenziare gli interventi secondo la complessità della patologia;
    • nello specifico, occorra prevedere, in ogni ASL della nostra regione, Centri di primo livello per la diagnosi e la presa in carico terapeutica dei DCA secondo modalità integrate di cura, almeno con l’intervento dello psichiatra, dello psicoterapeuta e del nutrizionista; Centri di secondo livello in ogni Quadrante, dedicati all’accoglienza delle situazioni complesse, con possibilità di ricovero dei pazienti anche in regime di day hospital e con la presenza di pasti assistiti; almeno un Centro di terzo livello su tutto il territorio regionale che consenta il ricovero nei casi più gravi, affiancato da almeno una Struttura regionale terapeutico-riabilitativa per la gestione dei pazienti cronici o non responsivi, con necessità di percorsi di riabilitazione psiconutrizionale e psicosociale;
    • i Centri di primo e secondo livello dovrebbero rispondere ai seguenti requisiti:
      • presa in carico di soggetti in età evolutiva (10-18 anni) e in età adulta;
      • locali non eccessivamente “connotati” e comunque in grado di fornire attività ambulatoriali di day hospital con pasti assistiti, laboratori riabilitativi, gruppi terapeutici e supporti alle famiglie e alle associazioni di volontariato;
      • presenza di un team multidisciplinare che comprenda psichiatra, neuropsichiatra infantile, ginecologo specializzato in endocrinologia, psicologo/psicoterapeuta dell’età evolutiva e dell’adulto, nutrizionista e dietista, infermiere pediatrico e professionale, educatore professionale;
      • apertura quotidiana, con la presenza continua e stabile degli operatori;
      • adeguata, specifica e certificata formazione dei professionisti coinvolti;
      • presenza di un sistema informativo unico, dotato di un database condiviso che consenta la realizzazione di una banca dati regionale sui DCA;
      • previsione di attività di prevenzione primaria e secondaria, con, rispettivamente, la promozione di attività di informazione/sensibilizzazione sul territorio (rivolta in particolare a pediatri, medici di base, insegnanti delle scuole elementari e medie inferiori e superiori, operatori che operano nei centri sportivi) e la realizzazione di una diagnosi precoce, in grado di intercettare e riconoscere sul nascere i sintomi psichiatrici e psicologici, nutrizionali e somatici predittivi dei DCA;

    Tutto ciò premesso, IMPEGNA la Giunta regionale del Piemonte

    • a prevedere, in attuazione degli indirizzi sopra indicati, la creazione nell’ambito del Servizio sanitario Regionale di una Rete di Centri specifici per i Disturbi del Comportamento Alimentare, che consenta diagnosi e intervento precoci, integrazione fra i servizi e possibilità di differenziare gli interventi secondo la complessità della patologia.

     

  • gariglio-renzi

    Parte la grande corsa verso il voto del 4 Marzo

    Care amiche e cari amici,

    nella giornata di lunedì  sono state depositate le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche di domenica 4 Marzo.

    Inutile nascondere le fatiche che hanno portato all’elaborazione delle candidature, ma credo sia stato fatto un grande sforzo che ha permesso di mettere in campo le migliori risorse del nostro partito e della società civile, candidati di grande spessore e competenza, nella maggior parte dei casi persone con un forte radicamento con il proprio territorio e in generale un giusto equilibrio tra esperienza e rinnovamento. Sono state giornate intense per il nostro Segretario Matteo Renzi, ma anche per il sottoscritto. Ho trascorso la scorsa settimana a Roma collaborando con la Segreteria nazionale per l’elaborazione delle liste. Non nascondo la mia soddisfazione per la considerazione che il Segretario ha riservato alle proposte portate dal Piemonte: rivendico con orgoglio il grande lavoro fatto in queste settimane e sono estremamente soddisfatto della possibilità di offrire agli elettori piemontesi una squadra di candidati di cui vado particolarmente orgoglioso.

    Alle candidature espressione dei territori, il partito ha saputo affiancare personalità di altissimo profilo:

    • Pier Carlo Padoan, attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze, uno dei principali artefici dei grandi risultati ottenuti dai Governi di questa legislatura

    • Roberta Pinotti, attuale Ministro della Difesa, donna forte e capace, universalmente apprezzata per il lavoro svolto in questi anni

    • Lucia Annibali, donna dalla grande cultura, avvocato, vigliaccamente colpita, diventata simbolo delle donne vittime di violenza

    Il Partito mi ha voluto candidato per la Camera dei Deputati, come testa di lista dietro Lucia Annibali, nel collegio plurinominale di Moncalieri, Pinerolo, Ivrea, Settimo (in pratica tutto il territorio della Provincia di Torino con esclusione della Città di Torino e dei Comuni di Rivoli, Collegno, Grugliasco, Venaria e limitrofi).

    Qui trovate la cartina della Provincia di Torino con l’indicazione dei due collegi Camerali. Il mio collegio è quello giallo denominato Piemonte 1 – 02
    Qui trovate tutti i candidati della coalizione di centro sinistra in Piemonte.

    Il voto si può esprimere mettendo una sola croce sul simbolo o sul nome dei candidati, che sono già scritti sulla scheda.
    Da oggi parte la grande corsa verso il voto del 4 Marzo.

    Se l’Italia è ripartita il merito è certamente dei Governi Renzi e Gentiloni; dobbiamo rivendicarlo con forza e farlo comprendere alle persone che incontreremo.  Ma l’obiettivo che mi sta più a cuore è quello di convincere i delusi dalla politica, i dubbiosi, e in particolare i giovani, che il voto è un diritto/dovere che va esercitato sempre, anche in maniera critica, per evitare che altri possano decidere senza di noi.

    Avanti, insieme!

    Davide Gariglio

  • jackpot-281423_960_720

    Legge contro la ludopatia

    Combattiamo la ludopatia, una vera e propria malattia, ed evitiamo che tante famiglie finiscano sul lastrico.
    Grazie alla nostra legge regionale verranno spente 20.000 macchinette! Guarda il video per saperne di più!

  • 1540579

    La fondazione del libro deve continuare a vivere

    “La fondazione del libro deve continuare a vivere”. È quanto dichiarano il capogruppo e segretario regionale del PD, Davide Gariglio, e il presidente della VI Commissione (cultura) Daniele Valle sul destino della Fondazione per il libro dopo l’accertamento dei giorni scorsi del rosso in bilancio. “La fondazione – continua – è un patrimonio della Città e della Regione che merita di essere salvaguardato. In questi giorni – rimarcano – stiamo discutendo l’assestamento di bilancio in consiglio regionale e su questa legge presenteremo un emendamento necessario a dare la copertura finanziaria per proseguire l’attività. Non si tratta di questione di nome o di formalità societaria, ma di una storia decennale e di un patrimonio culturale di successo che va garantito. Quest’anno – prosegue il capogruppo – è stato fatto molto per contenere il debito e risanare i conti, oltre ad aver organizzato eventi di straordinario successo, non possiamo vanificare questi sforzi. L’emendamento – continuano Gariglio e Valle – autorizza la Giunta ad impiegare le risorse, già stanziate ad inizio anno, per rinforzare il patrimonio della Fondazione qualora si riscontrassero le condizioni per questo nuovo e straordinario impegno, a partire dalla partecipazione di altri soggetti del territorio a questa operazione di messa in sicurezza.  Come Regione  – concludono – vogliamo assumerci la responsabilità di proseguire l’attività di questa importante realtà culturale”.

  • gariglio-consiglio-regionale

    Evitiamo il fallimento di GTT

    Evitiamo il fallimento di GTT: servono interventi urgenti. La Sindaca Appendino deve decidere come reperire le risorse che ancora mancano. Ora una decisione è improcrastinabile e va assunta in tempi brevissimi. E’ in corso un grande lavoro trasversale della Regione Piemonte e dei parlamentari piemontesi, che dimostra la volontà di contribuire alla soluzione del problema di GTT. Dica la Sindaca cosa intende fare, la Regione è disponibile a compiere ulteriori passi avanti, perfino con un ingresso nel capitale sociale di GTT. Sappiamo che un intervento di salvataggio parziale non servirebbe a nulla; non ci rassegniamo allo scenario peggiore e non ci sottraiamo di fronte ad un impegno diretto, ma occorre decidere la cura e portarla avanti fino in fondo, in modo che sia risolutiva.

  • Progetto senza titolo

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Relazione

    Nella seconda metà del ‘900, contestualmente ai cambiamenti storici e politici che hanno caratterizzato lo scorso secolo, si è iniziato ad assistere nel mondo occidentale ad un insieme di trasformazioni antropologiche radicali del vivere sociale. Quale conseguenza della stretta correlazione tra condizioni sociali e storiche di vita e variabilità delle manifestazioni psichiche, comincia ad insinuarsi nella popolazione un fenomeno fino ad allora soltanto sporadico: il cibo per milioni di giovani inizia a divenire un nemico e si diffondono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), con manifestazioni che assumono, progressivamente, i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” (Gordon, 1990) che interessa, oggi, l’intero mondo occidentale.

    I DCA sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I principali disturbi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Con riguardo ai Disturbi del Comportamento Alimentare, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia complessa in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità – che svolge, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – riconosce come condizioni predisponenti la familiarità per disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’abuso di sostanze; possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza (modelle, indossatori, ginnaste, danzatrici e danzatori, ecc);

    Da diversi anni i DCA sono, dunque, oggetto di un’attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità degli operatori sanitari e sociali, in virtù della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e, come sopra sottolineato, della loro eziologia multifattoriale molto complessa. Tali disturbi, secondo dati del marzo 2016 diffusi da ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, in Italia riguardano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e tra 1,81 e 1,92% per gli altri disturbi e si stima che chi soffre di anoressia abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Secondo dati del Ministero della Salute è 102 il numero di nuovi casi in un anno per anoressia nervosa su 100.000 abitanti, mentre 438 è il numero di nuovi casi per bulimia nervosa.

    Anche l’utilizzo di farmaci anoressizzanti è in preoccupante aumento: integratori che interferiscono con il metabolismo basale fino al mercato parallelo di pseudo-farmaci vietati che facilitano la riduzione del peso aumentando il consumo calorico, agendo anche a livello del sistema nervoso centrale. Inoltre, è in crescita anche nel nostro Paese, sulla rete internet, il fenomeno dei siti «pro Ana» (personificazione dell’anoressia) e «pro Mia» (analogo appellativo utilizzato per la bulimia). Sono oltre 300.000 i siti che danno consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, suggerendo le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come traguardo ideale da perseguire.

    Nella corrente Legislatura nazionale sono stati presentati tre progetti di legge (Disegno di legge n. 438 al Senato della Repubblica, Proposte di legge n. 1976 e n. 4163 alla Camera dei Deputati) sul problema dei disordini alimentari, che propongono l’introduzione di un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia, soprattutto per consentire alle Forze di polizia di agire per contrastare in maniera più efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro Ana» e «pro Mia» sopra ricordati, nonché l’istituzione di un piano di interventi capace di predisporre azioni ed iniziative volte a prevenire e a diagnosticare precocemente i DCA.

    Secondo una recente indagine promossa, in occasione della Fashion Week 2016, da Nutrimente Onlus, un’associazione per la prevenzione, la conoscenza e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha coinvolto 40 esperti di psichiatria, psicologia e medicina interna allo scopo di analizzare quanto peso abbia l’immagine corporea delle modelle nella vita delle adolescenti, la continua pressione mediatica ed esposizione a modelli di fisicità troppo magri o filiformi espone una ragazza su 2 (47%) ad un forte rischio emulazione, perché un’attenzione particolare, non sana, al cibo e al corpo può facilmente trasformarsi in un’ossessione.

    Anche se non sono ancora stati chiariti tutti gli aspetti di queste patologie, è dunque indubbio che la pressione socio-culturale nei paesi occidentali degli ultimi decenni abbia giocato un ruolo chiave; infatti tali patologie si innescano spesso in persone fragili che vengono schiacciate dai sempre più invadenti e assurdi modelli di magrezza imposti attraverso i mezzi di comunicazione.

    La ricerca ossessiva di un ideale di magrezza non sano si ritiene sempre più diffusamente essere dovuta anche a scelte discutibili dei colossi della moda, del mondo della pubblicità e dei media, che spesso tendono a stereotipare le donne, mostrandole esclusivamente come esempi irraggiungibili di perfezione. Il cosiddetto “modello anoressico” proposto in gran parte dalla moda e da strategie di marketing in relazione alla produzione e alla vendita di abbigliamento per teen-agers – che vede la tendenza a proporre look e capi di abbigliamento ben al di sotto della taglia 44 e con taglie esposte che corrispondono nella realtà, il più delle volte, ad una misura ben inferiore – induce frequentemente le ragazze a sentirsi “fuori taglia” e in sovrappeso anche quando gli indici di massa corporea rientrano assolutamente nella norma.

    Dal 2013 è in vigore in Israele una legge che vieta alle agenzie pubblicitarie di assumere modelle e modelli con un indice di massa corporea inferiore a 18.5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e obbliga a inserire nelle pubblicità degli avvisi qualora fossero stati utilizzati software, quali Photoshop, per far dimagrire digitalmente i soggetti raffigurati.
    E’ poi recentissima la norma approvata in Francia (si tratta del Décret n. 2017-738 del 4 maggio 2017 relativo a “photographies à usage commercial de mannequins dont l’apparence corporelle a été modifiée”), la cosiddetta “legge anti-anoressia”, che prevede che ogni modella o modello, per poter sfilare in passerella o posare per servizi fotografici, debba avere un certificato medico rilasciato da un medico del lavoro attestante “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea” e impone l’obbligo di accompagnare le fotografie ad uso commerciale “inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet o in cataloghi con la menzione ‘fotografia ritoccata’ qualora siano state apportate delle modifiche al computer”. La novità legislativa ha portato anche all’introduzione del reato di promozione dell’anoressia, con il quale si intendono colpire i siti web che inneggiano ai disturbi alimentari, in cui ci si veicolano consigli su come diventare sempre più magri conducendo il proprio corpo alla denutrizione.

    Tali disposizioni normative, emanate a livello europeo, si ritiene che possano contribuire a perseguire l’obiettivo di agire sull’immagine del corpo nella società per contrastare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili, soprattutto nelle giovani generazioni, oltre che proteggere la salute di una categoria particolarmente toccata da questo rischio, come quella delle modelle e dei modelli.
    Tali misure evidenziano l’esistenza di un problema grave e in crescita e mandano un messaggio molto importante, che è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da un’esposizione elevata di “magrezza non salutare”.

    Con queste finalità è stata predisposta la presente proposta di legge regionale al Parlamento, che si compone di tre articoli.
    L’articolo 1 stabilisce che le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari debbano recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.
    L’articolo 2 rubricato “Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici” prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2018, sia vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    Inoltre, il medesimo articolo rende obbligatorie, ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle suddette attività, la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestino l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione. Il certificato medico deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.
    L’articolo 3, infine, riguarda le sanzioni.

    Proposta di legge al Parlamento

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Art. 1
    (Utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo)

    1. Le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari devono recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.

    Art. 2
    (Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici)

    1. A decorrere dal 1° gennaio 2018, è vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    2. Ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle attività di cui al comma 1 sono obbligatorie la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestano l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione.
    3. Il certificato medico di cui al comma 2 deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.

    Art. 3
    (Sanzioni)

    1. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è punito con una multa pari a 75.000 euro e con la reclusione fino a un massimo di sei mesi.

  • gariglio-consiglio-regionale

    PSICHIATRIA: LA POLITICA DEVE ASCOLTARE GLI OPERATORI, BENE AVVIO TAVOLO MONITORAGGIO

    “La giunta ha fatto bene a mettere ordine in un settore come quello della psichiatria. La politica però deve ascoltare gli operatori e le famiglie quando sollevano perplessità su alcuni aspetti”. Lo dichiara il capogruppo e segretario regionale del partito, Davide Gariglio. “Si tratta – prosegue – di un settore della sanità delicato, nel quale oltre all’approccio puramente sanitario esiste una condizione sociale che richiede la disponibilità ad accogliere le preoccupazioni di coloro che vivono quotidianamente un disagio. Come abbiamo già avuto modo di dire – sottolinea – siamo soddisfatti della decisione del TAR sulla legittimità della delibera, eravamo certi che l’iter tecnico e burocratico fosse stato rispettato, ma i problemi rimangono e il lavoro di accompagnamento a seguito delle modifiche introdotte va avviato con le famiglie e tutti gli operatori; nel processo di attuazione della delibera – rimarca – si devono valorizzare tutte quelle realtà che negli anni hanno erogato servizi ben più avanzati dei livelli essenziali previsti dai livelli essenziali di assistenza (LEA)”.
    “La magistratura ha fatto chiarezza sul percorso formale e la correttezza giuridica – continua Gariglio – ora la politica ha il compito di procedere ma anche di mediare con quanti quotidianamente vivono gli effetti delle modifiche introdotte. Tutto il gruppo regionale del Pd, e lo stesso partito, ha sempre sostenuto la Giunta in questo percorso, abbiamo chiesto più volte di ascoltare chi non era d’accordo e farsi carico delle modifiche condivisibili. Dal tavolo con le associazioni di oggi si riprende il confronto. Tra le questioni più sensibili: i tempi per l’accreditamento, il riconoscimento dei titoli di studio degli operatori già attivi e soprattutto un piano organico della psichiatria che includa i servizi della domiciliaritá e le prestazioni sul territorio. Domani – conclude il capogruppo – il Partito democratico presenterà in aula consiliare un documento di maggioranza sulla psichiatria che impegna la Regione a monitorare attentamente il processo di adeguamento alla delibera”.

  • Foto Roberto Monaldo / LaPresse19-05-2016 RomaPoliticaM5S - Buone pratiche per i comuni a 5 stelleNella foto Chiara Appendino (to)Photo Roberto Monaldo / LaPresse19-05-2016 Rome (Italy)Meeting with the mayor candidates of the M5S In the photo Chiara Appendino (to)

    Appendino come Raggi

    Il cuore della movida piegato alla violenza: è l’ennesimo effetto dell’ennesima decisione presa dal Comune di Torino senza pensare alle conseguenze. Ieri sera piazza Santa Giulia ha visto da un lato la polizia, con l’ingrato compito di difendere l’applicazione di un’ordinanza molto discutibile, e dall’altro i centri sociali che ormai -dopo aver contribuito all’elezione dell’Appendino- si sento azionisti di maggioranza del Comune. E’ passato solo un anno, ma la gestione di Fassino è più lontana che mai. A perderci sono le forze dell’ordine, aggredite e insultate. Sono i cittadini, che si sono trovati in mezzo a uno scontro che poteva essere evitato. Sono tutti i torinesi, che si ritrovano a vivere in un Comune senza leadership, senza esperienza, senza polso. #AppendinoComeRaggi

  • Cattura

    I nuovi rischi dell’apprendista a 5 stelle

    In altri tempi, quelli messi all’indice dagli improvvisatori della politica fai da te, era buona abitudine seguire un iter che consentiva a quanti volevano dedicarsi al governo della cosa pubblica di allenarsi sperimentando gradualmente i diversi livelli di responsabilità, magari esordendo tra i banchi di qualche piccolo consiglio comunale per poi passare alle amministrazioni provinciali, alla Regione, alla guida delle grandi città, al Parlamento con prospettiva di diventare ministri. Non c’erano regole precise che imponessero questo excursus e non necessariamente a un giovane brillante e capace venivano preclusi certi ruoli per il solo fatto di essere giovane. Più semplicemente si cercava di evitare i prevedibili rischi dell’inesperienza. Anche se negli anni non sono mancate deroghe, in qualche caso disastrose per il partito che le aveva permesse. Da quando si è cominciato a confondere la protesta con il rancore, l’emulazione con l’invidia, la preparazione con il pressappochismo, il protagonista della politica somiglia sempre più da vicino a “Napalm 51”, quel personaggio di Crozza che trascorre i giorni inchiodato alla rete per scagliarsi contro il mondo intero, inventandosi nemici e complotti che lo ripaghino della sua frustrazione e della sua cialtronaggine. Risultato di tanta supponenza, tipica di chi pensa di essere nato “imparato”, sono i fatti con i quali Torino fa i conti dopo un anno di amministrazione a trazione cinquestelle. Il riferimento non è alla drammatica notte di Piazza San Carlo: sarebbe troppo facile. Anche se è di tutta evidenza che essa rimanda a responsabilità che non lasciano fuori chi è alla guida di Palazzo di Città. Ma è allargando l’angolo di osservazione che si palesano i limiti della giunta di Chiara Appendino, non compensati dalla sua non casuale afasia politica, ovvero da quei silenzi che sinora l’hanno messa al riparo dalle critiche occultandola dietro il paravento della sua diversità in meglio rispetto alla omologa romana e cittadina del suo stesso movimento. Quello che più conta non è quello che si è fatto o non si è fatto in questo anno, ma ciò che resta da fare e che potrebbe dissolversi ancor prima di aver preso corpo. Ci sono in particolare due punti sui quali si potrebbe produrre questa caduta e attengono entrambi allo sviluppo possibile, ma adesso non scontato, della città. Si leggono da giorni analisi che indicano che l’economia europea sta uscendo dalla lunga notte della crisi. Al fenomeno sembra essere interessata anche l’Italia, benché a ritmi più lenti e meno certi. Torino in questo contesto ha la possibilità di lasciarsi alle spalle la crisi, ma perché ciò avvenga è necessario che le istituzioni pubbliche creino le condizioni favorevoli. Un orientamento sinora è stato confuso e poco convinto salvo qualche enunciazione verbale. Insomma manca ancora quella marcia in più senza la quale soltanto nel 2025 si potranno recuperare i livelli del 2007. Il secondo punto, non meno attuale e importante dell’altro, riguarda il modello di sviluppo della città, ovvero lo sforzo di affiancare a una moderna industria manifatturiera il turismo e la cultura. Il clima internazionale è quello che è ed è inutile ricordare il suo stravolgimento a causa del terrorismo. Proprio per questo sarebbe necessario dotarsi di strumenti, uomini e Stampa Articolo http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/print.php 1 di 2 19/06/17, 11:13 mezzi, capaci di garantire la sicurezza senza la quale è difficile immaginare lo sviluppo di un settore che vive di flussi di visitatori e di grandi eventi. Ciò presuppone una collaudata esperienza che al momento è difficile avvistare. Un svolta incoraggiante potrebbe essere quello di riuscire a individuare i responsabili di Piazza San Carlo senza aspettare che col passare dei giorni si stemperi il ricordo di una notte difficile da scordare.

    Fonte: Tropea su Repubblica

Pagina 1 di 712345...Ultima »