• jackpot-281423_960_720

    Legge contro la ludopatia

    Combattiamo la ludopatia, una vera e propria malattia, ed evitiamo che tante famiglie finiscano sul lastrico.
    Grazie alla nostra legge regionale verranno spente 20.000 macchinette! Guarda il video per saperne di più!

  • gariglio-consiglio-regionale

    Evitiamo il fallimento di GTT

    Evitiamo il fallimento di GTT: servono interventi urgenti. La Sindaca Appendino deve decidere come reperire le risorse che ancora mancano. Ora una decisione è improcrastinabile e va assunta in tempi brevissimi. E’ in corso un grande lavoro trasversale della Regione Piemonte e dei parlamentari piemontesi, che dimostra la volontà di contribuire alla soluzione del problema di GTT. Dica la Sindaca cosa intende fare, la Regione è disponibile a compiere ulteriori passi avanti, perfino con un ingresso nel capitale sociale di GTT. Sappiamo che un intervento di salvataggio parziale non servirebbe a nulla; non ci rassegniamo allo scenario peggiore e non ci sottraiamo di fronte ad un impegno diretto, ma occorre decidere la cura e portarla avanti fino in fondo, in modo che sia risolutiva.

  • Progetto senza titolo

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Relazione

    Nella seconda metà del ‘900, contestualmente ai cambiamenti storici e politici che hanno caratterizzato lo scorso secolo, si è iniziato ad assistere nel mondo occidentale ad un insieme di trasformazioni antropologiche radicali del vivere sociale. Quale conseguenza della stretta correlazione tra condizioni sociali e storiche di vita e variabilità delle manifestazioni psichiche, comincia ad insinuarsi nella popolazione un fenomeno fino ad allora soltanto sporadico: il cibo per milioni di giovani inizia a divenire un nemico e si diffondono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), con manifestazioni che assumono, progressivamente, i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” (Gordon, 1990) che interessa, oggi, l’intero mondo occidentale.

    I DCA sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I principali disturbi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Con riguardo ai Disturbi del Comportamento Alimentare, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia complessa in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità – che svolge, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – riconosce come condizioni predisponenti la familiarità per disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’abuso di sostanze; possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza (modelle, indossatori, ginnaste, danzatrici e danzatori, ecc);

    Da diversi anni i DCA sono, dunque, oggetto di un’attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità degli operatori sanitari e sociali, in virtù della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e, come sopra sottolineato, della loro eziologia multifattoriale molto complessa. Tali disturbi, secondo dati del marzo 2016 diffusi da ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, in Italia riguardano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e tra 1,81 e 1,92% per gli altri disturbi e si stima che chi soffre di anoressia abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Secondo dati del Ministero della Salute è 102 il numero di nuovi casi in un anno per anoressia nervosa su 100.000 abitanti, mentre 438 è il numero di nuovi casi per bulimia nervosa.

    Anche l’utilizzo di farmaci anoressizzanti è in preoccupante aumento: integratori che interferiscono con il metabolismo basale fino al mercato parallelo di pseudo-farmaci vietati che facilitano la riduzione del peso aumentando il consumo calorico, agendo anche a livello del sistema nervoso centrale. Inoltre, è in crescita anche nel nostro Paese, sulla rete internet, il fenomeno dei siti «pro Ana» (personificazione dell’anoressia) e «pro Mia» (analogo appellativo utilizzato per la bulimia). Sono oltre 300.000 i siti che danno consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, suggerendo le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come traguardo ideale da perseguire.

    Nella corrente Legislatura nazionale sono stati presentati tre progetti di legge (Disegno di legge n. 438 al Senato della Repubblica, Proposte di legge n. 1976 e n. 4163 alla Camera dei Deputati) sul problema dei disordini alimentari, che propongono l’introduzione di un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia, soprattutto per consentire alle Forze di polizia di agire per contrastare in maniera più efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro Ana» e «pro Mia» sopra ricordati, nonché l’istituzione di un piano di interventi capace di predisporre azioni ed iniziative volte a prevenire e a diagnosticare precocemente i DCA.

    Secondo una recente indagine promossa, in occasione della Fashion Week 2016, da Nutrimente Onlus, un’associazione per la prevenzione, la conoscenza e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha coinvolto 40 esperti di psichiatria, psicologia e medicina interna allo scopo di analizzare quanto peso abbia l’immagine corporea delle modelle nella vita delle adolescenti, la continua pressione mediatica ed esposizione a modelli di fisicità troppo magri o filiformi espone una ragazza su 2 (47%) ad un forte rischio emulazione, perché un’attenzione particolare, non sana, al cibo e al corpo può facilmente trasformarsi in un’ossessione.

    Anche se non sono ancora stati chiariti tutti gli aspetti di queste patologie, è dunque indubbio che la pressione socio-culturale nei paesi occidentali degli ultimi decenni abbia giocato un ruolo chiave; infatti tali patologie si innescano spesso in persone fragili che vengono schiacciate dai sempre più invadenti e assurdi modelli di magrezza imposti attraverso i mezzi di comunicazione.

    La ricerca ossessiva di un ideale di magrezza non sano si ritiene sempre più diffusamente essere dovuta anche a scelte discutibili dei colossi della moda, del mondo della pubblicità e dei media, che spesso tendono a stereotipare le donne, mostrandole esclusivamente come esempi irraggiungibili di perfezione. Il cosiddetto “modello anoressico” proposto in gran parte dalla moda e da strategie di marketing in relazione alla produzione e alla vendita di abbigliamento per teen-agers – che vede la tendenza a proporre look e capi di abbigliamento ben al di sotto della taglia 44 e con taglie esposte che corrispondono nella realtà, il più delle volte, ad una misura ben inferiore – induce frequentemente le ragazze a sentirsi “fuori taglia” e in sovrappeso anche quando gli indici di massa corporea rientrano assolutamente nella norma.

    Dal 2013 è in vigore in Israele una legge che vieta alle agenzie pubblicitarie di assumere modelle e modelli con un indice di massa corporea inferiore a 18.5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e obbliga a inserire nelle pubblicità degli avvisi qualora fossero stati utilizzati software, quali Photoshop, per far dimagrire digitalmente i soggetti raffigurati.
    E’ poi recentissima la norma approvata in Francia (si tratta del Décret n. 2017-738 del 4 maggio 2017 relativo a “photographies à usage commercial de mannequins dont l’apparence corporelle a été modifiée”), la cosiddetta “legge anti-anoressia”, che prevede che ogni modella o modello, per poter sfilare in passerella o posare per servizi fotografici, debba avere un certificato medico rilasciato da un medico del lavoro attestante “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea” e impone l’obbligo di accompagnare le fotografie ad uso commerciale “inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet o in cataloghi con la menzione ‘fotografia ritoccata’ qualora siano state apportate delle modifiche al computer”. La novità legislativa ha portato anche all’introduzione del reato di promozione dell’anoressia, con il quale si intendono colpire i siti web che inneggiano ai disturbi alimentari, in cui ci si veicolano consigli su come diventare sempre più magri conducendo il proprio corpo alla denutrizione.

    Tali disposizioni normative, emanate a livello europeo, si ritiene che possano contribuire a perseguire l’obiettivo di agire sull’immagine del corpo nella società per contrastare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili, soprattutto nelle giovani generazioni, oltre che proteggere la salute di una categoria particolarmente toccata da questo rischio, come quella delle modelle e dei modelli.
    Tali misure evidenziano l’esistenza di un problema grave e in crescita e mandano un messaggio molto importante, che è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da un’esposizione elevata di “magrezza non salutare”.

    Con queste finalità è stata predisposta la presente proposta di legge regionale al Parlamento, che si compone di tre articoli.
    L’articolo 1 stabilisce che le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari debbano recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.
    L’articolo 2 rubricato “Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici” prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2018, sia vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    Inoltre, il medesimo articolo rende obbligatorie, ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle suddette attività, la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestino l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione. Il certificato medico deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.
    L’articolo 3, infine, riguarda le sanzioni.

    Proposta di legge al Parlamento

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Art. 1
    (Utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo)

    1. Le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari devono recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.

    Art. 2
    (Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici)

    1. A decorrere dal 1° gennaio 2018, è vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    2. Ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle attività di cui al comma 1 sono obbligatorie la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestano l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione.
    3. Il certificato medico di cui al comma 2 deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.

    Art. 3
    (Sanzioni)

    1. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è punito con una multa pari a 75.000 euro e con la reclusione fino a un massimo di sei mesi.

  • gariglio-consiglio-regionale

    PSICHIATRIA: LA POLITICA DEVE ASCOLTARE GLI OPERATORI, BENE AVVIO TAVOLO MONITORAGGIO

    “La giunta ha fatto bene a mettere ordine in un settore come quello della psichiatria. La politica però deve ascoltare gli operatori e le famiglie quando sollevano perplessità su alcuni aspetti”. Lo dichiara il capogruppo e segretario regionale del partito, Davide Gariglio. “Si tratta – prosegue – di un settore della sanità delicato, nel quale oltre all’approccio puramente sanitario esiste una condizione sociale che richiede la disponibilità ad accogliere le preoccupazioni di coloro che vivono quotidianamente un disagio. Come abbiamo già avuto modo di dire – sottolinea – siamo soddisfatti della decisione del TAR sulla legittimità della delibera, eravamo certi che l’iter tecnico e burocratico fosse stato rispettato, ma i problemi rimangono e il lavoro di accompagnamento a seguito delle modifiche introdotte va avviato con le famiglie e tutti gli operatori; nel processo di attuazione della delibera – rimarca – si devono valorizzare tutte quelle realtà che negli anni hanno erogato servizi ben più avanzati dei livelli essenziali previsti dai livelli essenziali di assistenza (LEA)”.
    “La magistratura ha fatto chiarezza sul percorso formale e la correttezza giuridica – continua Gariglio – ora la politica ha il compito di procedere ma anche di mediare con quanti quotidianamente vivono gli effetti delle modifiche introdotte. Tutto il gruppo regionale del Pd, e lo stesso partito, ha sempre sostenuto la Giunta in questo percorso, abbiamo chiesto più volte di ascoltare chi non era d’accordo e farsi carico delle modifiche condivisibili. Dal tavolo con le associazioni di oggi si riprende il confronto. Tra le questioni più sensibili: i tempi per l’accreditamento, il riconoscimento dei titoli di studio degli operatori già attivi e soprattutto un piano organico della psichiatria che includa i servizi della domiciliaritá e le prestazioni sul territorio. Domani – conclude il capogruppo – il Partito democratico presenterà in aula consiliare un documento di maggioranza sulla psichiatria che impegna la Regione a monitorare attentamente il processo di adeguamento alla delibera”.

  • phone-602973_1280

    Lavoratori TIM: aggiornamenti

    I lavoratori TIM mi hanno informato che l’azienda ha deciso di tenere a Torino alcune funzioni (e dunque il relativo personale). Bene, un passo avanti: ma tutti gli altri? Su questi non ci sono notizie: non è chiaro quale sia il nuovo progetto. Penso si rischi di alimentare un grave clima di incertezza e incomprensioni: sarebbe decisamente meglio aspettare il tavolo richiesto dalla Regione Piemonte e Lombardia con TIM e il Ministero.

  • askatasuna

    Condanniamo la presenza di Curcio ad Askatasuna

    Il centro sociale Askatasuna ospiterà per i festeggiamenti dei suoi vent’anni di attività l’ex leader delle Brigate Rosse Renato Curcio, che ha scontato la sua pena ma non si è mai pentito né ha mai rinnegato la sua storia di lotta armata. Curcio, è invitato a parlare a poche centinaia di metri dal luogo in cui le Br nel 1978 hanno ucciso il maresciallo della polizia Rosario Berardi. Questa iniziativa mi sembra gravemente irrispettosa nei confronti delle vittime del terrorismo, una violenza morale insopportabile per tutti i cittadini, una sfida inaccettabile e una vera e propria beffa per la Città di Torino e le famiglie dei morti. Tutte le istituzioni e tutte le forze politiche e sindacali di Torino devono esprimere la propria contrarietà all’invito di Curcio nel centro sociale.

  • macbook-336704_1280

    Banda ultralarga in Piemonte

    Ordine del giorno, primo firmatario Davide Gariglio

    Il Consiglio regionale del Piemonte, premesso che

    • con “Europa 2020”, varata nel maggio 2010, l’Unione europea ha elaborato una strategia complessiva mirata a superare la crisi colmando le lacune del nostro modello di crescita e creando le condizioni per una crescita più intelligente, sostenibile e solidale;
    • una delle iniziative chiave di “Europa 2020” è l’Agenda Digitale Europea, che si pone l’obiettivo di facilitare la diffusione di connessioni ad Internet veloci e la realizzazione di applicazioni interoperabili, garantendo a tutti l’accesso alla banda larga ed – entro il 2020 – l’accesso ad Internet ad una velocità di almeno 30 megabit per secondo (Mbps), con il 50 per cento delle famiglie che disponga di connessioni ad oltre 100 Mbps;
    • la rilevanza di tale iniziativa come stimolo per una reale crescita è testimoniata dal dato indicante un incremento del PIL europeo pari al 5 per cento (circa 1.500 euro a persona) in conseguenza della piena attuazione dell’Agenda Digitale Europea nel corso dei prossimi otto anni;
    • a sostegno delle azioni messe in atto dalla Comunità Europea per perseguire l’iniziativa chiave è richiesta ai singoli Paesi membri l’elaborazione di strategie operative per la diffusione di Internet ad alta velocità orientando i finanziamenti pubblici verso settori non totalmente coperti da investimenti privati. Condizione necessaria a rendere efficaci tali azioni è la creazione di un quadro legislativo che permetta di coordinare i lavori pubblici in modo da ridurre i costi di ampliamento della rete e, infine, promuovendo la diffusione e l’uso dei moderni servizi online;

    considerato che
    • l’Italia ha elaborato una propria strategia nazionale individuando priorità e modalità di intervento, nonché le azioni da compiere e da misurare sulla base di specifici indicatori, in linea con gli indicatori della stessa Agenda Digitale Europea;
    • nell’ambito dell’Accordo di Partenariato 2014-2020 per l’impiego dei fondi strutturali e di investimento europei, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Agenzia per l’Italia Digitale e all’Agenzia per la Coesione, ha predisposto il “Piano nazionale Banda Ultra Larga” e il Piano “Crescita Digitale” per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale;
    • in particolare il “Piano nazionale per Banda Ultra Larga” prevede di raggiungere, entro il 2020, i seguenti livelli di copertura: almeno 30 Mbps per la totalità della popolazione italiana, almeno 100 Mbps per l’85 per cento della popolazione e almeno 100 Mbps per le sedi ed edifici pubblici (in particolare scuole e ospedali), le aree di maggior interesse economico e concentrazione demografica, le aree industriali, le principali località turistiche e gli snodi logicistici;
    • per raggiungere tali obiettivi il territorio nazionale è stato suddiviso in 4 aree (denominate cluster) identificate come A, B, C e D. I cluster A e B sono convenzionalmente definite aree nere e saranno coperti al 2018 tramite interventi diretti degli operatori di telecomunicazioni. I Cluster C e D, invece, definiti rispettivamente aree grigie e aree bianche, non saranno coperte al 2018 tramite interventi diretti degli operatori TLC e sono le uniche in cui è possibile intervenire con finanziamenti pubblici;

    considerato, altresì, che
    • parallelamente all’elaborazione della strategia nazionale la normativa statale negli anni recenti ha previsto misure specifiche di sostegno alla banda ultralarga. In particolare il decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 (c.d. decreto Sblocca Italia) ha previsto all’articolo 6 agevolazioni in merito e, da ultimo, il decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 33 prevede misure volte a ridurre i costi dell’installazione di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità;
    • inoltre il Testo unificato delle Proposte di legge n. 65 e 2284, attualmente in itinere alla Camera, all’articolo 8 stabilisce che le aree dei piccoli comuni che rientrano nelle “aree bianche” possano essere destinatarie delle risorse previste per le aree a fallimento di mercato (aree bianche rientranti nei cluster C e D). Si tratta delle aree per le quali la delibera CIPE 6 agosto 2015, n. 65 ha previsto uno stanziamento pari a 2,2 miliardi di euro a valere sulle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020, per interventi di immediata attivazione;

    constatato che
    • in Piemonte la ripartizione territoriale vede solo il 2 per cento della nostra regione in cluster A e B , il 26 per cento in cluster C e ben il 72 per cento in cluster D (con una popolazione residente pari al 30 per cento del totale);

    rilevato che
    • già nel settembre 2003 la Regione Piemonte ha presentato il suo primo piano regionale della banda larga e successivamente, con la DGR n. 51-11714 del 9 febbraio 2004, ha istituito il gruppo di lavoro WI-PIE per rafforzare l’azione per lo sviluppo della Rete regionale a banda larga (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione Regionale RUPAR2), assicurare il suo governo strategico ed operativo e gestire i rapporti con tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nello sviluppo del nuovo modello di rete regionale;
    • attraverso il programma WI-PIE la Regione ha realizzato, dal 2004 al 2008, un’infrastruttura a banda larga su tutto il territorio piemontese connettendo ad alta velocità istituzioni, cittadini e imprese, favorendo la diffusione di servizi innovativi per lo sviluppo sociale, economico e culturale regionale e riducendo il digital divide nelle aree più svantaggiate;
    • con il CSI-Piemonte quale ente strumentale per l’ICT e le sue partecipate TOP-IX e CSP la Regione Piemonte, ha sviluppato il programma WI-PIE in un insieme articolato di iniziative che coinvolgono numerosi Enti Pubblici piemontesi e operatori privati locali di telecomunicazioni. Tali iniziative hanno permesso di realizzare una infrastruttura in fibra ottica su oltre 900 chilometri, una struttura ad altissima velocità (backbone Wi-Pie) che mette a disposizione del territorio 28 punti di raccolta del traffico Internet con una capacità singola fino a 10 gigabit per secondo (Gbps), un supporto agli operatori locali ed i Wireless Internet Service Provider per la fornitura del servizio nelle aree non coperte dai grandi operatori nazionali;
    • gli operatori regionali di telecomunicazioni ad oggi offrono accessi a larga banda su circa il 90 per cento del territorio regionale (in gran parte non servito degli operatori nazionali) ed hanno attivato oltre 150.000 accessi ad Internet in uso a oltre 500.000 cittadini. Inoltre tutte le 1.206 Amministrazioni Comunali del Piemonte possono disporre di un accesso alla RUPAR e ad Internet ad almeno 2 Mbps e più di 80 Pubbliche Amministrazioni sono connesse in fibra ottica con velocità fino ad 1 Gbps;

    sottolineato che
    • le azioni adottate negli anni, per un investimento complessivo pari a circa 90 milioni di euro, hanno portato la banda larga a tutti i 1.206 Comuni del Piemonte. Si tratta di un investimento complessivo che non solo non può essere dimenticato ed abbandonato ma che deve essere valorizzato nel programma di attuazione della Banda Ultra Larga nella Regione Piemonte;
    • la Regione ha dichiarato che i fondi pubblici ad oggi disponibili per il programma di attuazione della Larga Banda in Piemonte sono circa 284 milioni di euro. Di questi, circa 194 milioni sono fondi nazionali reperiti all’interno del Fondo sviluppo e coesione (FSC) a cura del Ministero dello Sviluppo economico (MISE), mentre circa 90 milioni sono fondi regionali equamente suddivisi tra Fonfo europeo di sviluppo regionale (FESR) per l’Agenda Digitale e Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) nell’ambito del Piano Sviluppo Rurale. Dagli operatori di telecomunicazioni sono attesi investimenti per circa 200 milioni di euro (sui cluster A e B);

    evidenziato che
    • nel caso non siano raggiunti entro il 2020 gli obiettivi, previsti dall’Unione europe,a di connessioni attive in capo alle famiglie, i fondi disponibili (FESR e FEASR) dovranno essere restituiti;

    ricordato che
    • per procedere operativamente al programma di attuazione la Regione Piemonte ha sottoscritto con il MISE un accordo di programma. Tale accordo, approvato con DGR n. 22-3299 del 16 maggio 2016, regola le fasi di “Progettazione e realizzazione dell’infrastruttura passiva” (fase 1) e di “Gestione, manutenzione e commercializzazione dell’infrastruttura passiva” (fase 2);
    • l’accordo prevede che la progettazione, realizzazione, gestione, manutenzione e commercializzazione dell’infrastruttura passiva e attiva sarà a cura del Concessionario individuato mediante procedura di gara il cui iter complessivo sarà gestito da Infratel in qualità di soggetto attuatore e società in-house del MISE. La Regione Piemonte definirà le priorità di intervento nella fase 1 di progettazione e monitorerà il processo nella fase 2 di realizzazione. La fase di “Attivazione del servizio all’utenza finale” (fase 3) non è regolata dall’accordo;
    • nell’attuazione del Piano un ruolo non secondario è quello dei Comuni che dovranno, tra l’altro, rilasciare i permessi di scavo attraverso la sottoscrizione di convenzioni con il MISE, Infratel e la Regione, collaborare e coordinarsi con Infratel, lasciare indenne l’operatore dalla richiesta di oneri o canoni (fatta salva l’applicazione della COSAP e TOSAP), individuare i siti per la terminazione delle fibre ottiche da cedere in comodato d’uso gratuito per 20 anni;
    • per aumentare le possibilità di successo del piano è auspicabile un coordinamento da parte dei soggetti pubblici e privati che finora si sono interessati allo sviluppo della Larga Banda in Regione;

    IMPEGNA la Giunta regionale del Piemonte

    • a mettere in atto tutte le azioni necessarie a salvaguardare e valorizzare quanto già realizzato negli anni sul territorio regionale e porre le basi affinché sia assicurata la successiva attivazione del servizio;
    • a coinvolgere, fin dalla fase di progettazione e nel monitoraggio del Piano, tutti i soggetti pubblici e privati del territorio, in quanto portatori di interesse e conoscenza relativamente ai punti di attestazione, ai percorsi ed alla distribuzione dell’infrastruttura passiva;
    • ad avviare tempestivamente ogni iniziativa atta a promuovere l’interesse dell’utenza per il servizi di banda ultra larga sull’intero territorio regionale, nonché l’interesse degli operatori locali e nazionali nell’attivazione del servizio anche nelle aree grigie e bianche favorendo, pertanto, condizioni ottimali di incontro tra domanda ed offerta;
    • a prevedere nella realizzazione del piano regionale per la banda ultra larga misure di particolare sostegno alla sua diffusione nei piccoli Comuni.

     

  • gariglio

    CORSO GROSSETO: IL COMUNE ESCA DA AMBIGUITA’, APPENDINO VENGA IN COMMISSIONE A DIRE LA SUA

    La Commissione trasporti e infrastrutture del Consiglio regionale ha audito la società SCR sul progetto di corso Grosseto. SCR Piemonte è la società appaltante che segue dal 2012 il progetto.

    Il progetto è indispensabile per la viabilità e il trasporto pubblico di Torino. La città di Torino esca dall’ambiguità e venga in commissione a dirci cosa intende fare, anche perché il costo in caso di interruzione è enorme”.
    In commissione sono stati illustrati i costi dell’opera (175 milioni di euro finanziati con fondi statali, regionali ed europei) e il dettaglio degli interventi previsti: demolizione del cavalcavia di corso Grosseto, la creazione della galleria ferroviaria, creazione della fermata ferroviaria “Grosseto”, ricongiungimento con la stazione ferroviaria “Rebaudengo”, il sottopasso veicolare tra corso Potenza e corso Grosseto e la nuova sistemazione in superficie.

    Il 19 ottobre è già stata convocavata un’altra audizione sul tema, sono attese la Sindaca della Città di Torino, Chiara Appendino, e la sua assessora alla viabilità, Maria La pietra.

  • ambiente

    Solidarietà a Matilde Casa

    Matilde Casa è stata eletta sindaco di Lauriano nel 2008 e nel 2013 con un programma di tutela del territorio. Ed è esattamente quello che ha fatto in questi anni. Nella grafica potete leggere la situazione paradossale in cui si trova ora. Ho firmato la petizione su Change.org in solidarietà del sindaco. Se volete farlo anche voi la trovate qui: https://goo.gl/qJlfPr

    MATILDE CASA (1)
  • gariglio-consiglio-regionale

    Riina intervistato da Vespa:_basta con questo tipo di ‘servizio pubblico’

    A me fa ribrezzo ascoltare su Rai1 il figlio di Riina che racconta che genitore dolce e premuroso fosse suo padre. Suo padre con le mani sporche del sangue di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pietro Scaglione, Pio La Torre, Giuseppe Russo, Carlo Alberto della Chiesa e altre centinaia di persone. Suo padre, che anche dal carcere ha minacciato Giancarlo Caselli, Don Luigi Ciotti, Antonino di Matteo e tante altre persone dalla schiena dritta. Quella schiena dritta che non ha avuto Vespa, non ha avuto la Rai. Paolo Borsellino diceva che la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. Ieri queste parole sono state calpestate, e con loro sono state calpestate le vittime della mafia, le loro famiglie, chi vive sotto scorta e anche tutti quelli che nel loro piccolo ogni giorno lottano per un mondo più giusto. Prima i Casamonica, ora Riina: é ora di farla finita con questo tipo di “servizio pubblico”.

Pagina 1 di 1012345...10...Ultima »