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    Legge contro la ludopatia

    Combattiamo la ludopatia, una vera e propria malattia, ed evitiamo che tante famiglie finiscano sul lastrico.
    Grazie alla nostra legge regionale verranno spente 20.000 macchinette! Guarda il video per saperne di più!

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    La fondazione del libro deve continuare a vivere

    “La fondazione del libro deve continuare a vivere”. È quanto dichiarano il capogruppo e segretario regionale del PD, Davide Gariglio, e il presidente della VI Commissione (cultura) Daniele Valle sul destino della Fondazione per il libro dopo l’accertamento dei giorni scorsi del rosso in bilancio. “La fondazione – continua – è un patrimonio della Città e della Regione che merita di essere salvaguardato. In questi giorni – rimarcano – stiamo discutendo l’assestamento di bilancio in consiglio regionale e su questa legge presenteremo un emendamento necessario a dare la copertura finanziaria per proseguire l’attività. Non si tratta di questione di nome o di formalità societaria, ma di una storia decennale e di un patrimonio culturale di successo che va garantito. Quest’anno – prosegue il capogruppo – è stato fatto molto per contenere il debito e risanare i conti, oltre ad aver organizzato eventi di straordinario successo, non possiamo vanificare questi sforzi. L’emendamento – continuano Gariglio e Valle – autorizza la Giunta ad impiegare le risorse, già stanziate ad inizio anno, per rinforzare il patrimonio della Fondazione qualora si riscontrassero le condizioni per questo nuovo e straordinario impegno, a partire dalla partecipazione di altri soggetti del territorio a questa operazione di messa in sicurezza.  Come Regione  – concludono – vogliamo assumerci la responsabilità di proseguire l’attività di questa importante realtà culturale”.

  • Progetto senza titolo

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Relazione

    Nella seconda metà del ‘900, contestualmente ai cambiamenti storici e politici che hanno caratterizzato lo scorso secolo, si è iniziato ad assistere nel mondo occidentale ad un insieme di trasformazioni antropologiche radicali del vivere sociale. Quale conseguenza della stretta correlazione tra condizioni sociali e storiche di vita e variabilità delle manifestazioni psichiche, comincia ad insinuarsi nella popolazione un fenomeno fino ad allora soltanto sporadico: il cibo per milioni di giovani inizia a divenire un nemico e si diffondono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), con manifestazioni che assumono, progressivamente, i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” (Gordon, 1990) che interessa, oggi, l’intero mondo occidentale.

    I DCA sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I principali disturbi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Con riguardo ai Disturbi del Comportamento Alimentare, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia complessa in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità – che svolge, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – riconosce come condizioni predisponenti la familiarità per disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’abuso di sostanze; possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza (modelle, indossatori, ginnaste, danzatrici e danzatori, ecc);

    Da diversi anni i DCA sono, dunque, oggetto di un’attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità degli operatori sanitari e sociali, in virtù della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e, come sopra sottolineato, della loro eziologia multifattoriale molto complessa. Tali disturbi, secondo dati del marzo 2016 diffusi da ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, in Italia riguardano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e tra 1,81 e 1,92% per gli altri disturbi e si stima che chi soffre di anoressia abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Secondo dati del Ministero della Salute è 102 il numero di nuovi casi in un anno per anoressia nervosa su 100.000 abitanti, mentre 438 è il numero di nuovi casi per bulimia nervosa.

    Anche l’utilizzo di farmaci anoressizzanti è in preoccupante aumento: integratori che interferiscono con il metabolismo basale fino al mercato parallelo di pseudo-farmaci vietati che facilitano la riduzione del peso aumentando il consumo calorico, agendo anche a livello del sistema nervoso centrale. Inoltre, è in crescita anche nel nostro Paese, sulla rete internet, il fenomeno dei siti «pro Ana» (personificazione dell’anoressia) e «pro Mia» (analogo appellativo utilizzato per la bulimia). Sono oltre 300.000 i siti che danno consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, suggerendo le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come traguardo ideale da perseguire.

    Nella corrente Legislatura nazionale sono stati presentati tre progetti di legge (Disegno di legge n. 438 al Senato della Repubblica, Proposte di legge n. 1976 e n. 4163 alla Camera dei Deputati) sul problema dei disordini alimentari, che propongono l’introduzione di un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia, soprattutto per consentire alle Forze di polizia di agire per contrastare in maniera più efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro Ana» e «pro Mia» sopra ricordati, nonché l’istituzione di un piano di interventi capace di predisporre azioni ed iniziative volte a prevenire e a diagnosticare precocemente i DCA.

    Secondo una recente indagine promossa, in occasione della Fashion Week 2016, da Nutrimente Onlus, un’associazione per la prevenzione, la conoscenza e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha coinvolto 40 esperti di psichiatria, psicologia e medicina interna allo scopo di analizzare quanto peso abbia l’immagine corporea delle modelle nella vita delle adolescenti, la continua pressione mediatica ed esposizione a modelli di fisicità troppo magri o filiformi espone una ragazza su 2 (47%) ad un forte rischio emulazione, perché un’attenzione particolare, non sana, al cibo e al corpo può facilmente trasformarsi in un’ossessione.

    Anche se non sono ancora stati chiariti tutti gli aspetti di queste patologie, è dunque indubbio che la pressione socio-culturale nei paesi occidentali degli ultimi decenni abbia giocato un ruolo chiave; infatti tali patologie si innescano spesso in persone fragili che vengono schiacciate dai sempre più invadenti e assurdi modelli di magrezza imposti attraverso i mezzi di comunicazione.

    La ricerca ossessiva di un ideale di magrezza non sano si ritiene sempre più diffusamente essere dovuta anche a scelte discutibili dei colossi della moda, del mondo della pubblicità e dei media, che spesso tendono a stereotipare le donne, mostrandole esclusivamente come esempi irraggiungibili di perfezione. Il cosiddetto “modello anoressico” proposto in gran parte dalla moda e da strategie di marketing in relazione alla produzione e alla vendita di abbigliamento per teen-agers – che vede la tendenza a proporre look e capi di abbigliamento ben al di sotto della taglia 44 e con taglie esposte che corrispondono nella realtà, il più delle volte, ad una misura ben inferiore – induce frequentemente le ragazze a sentirsi “fuori taglia” e in sovrappeso anche quando gli indici di massa corporea rientrano assolutamente nella norma.

    Dal 2013 è in vigore in Israele una legge che vieta alle agenzie pubblicitarie di assumere modelle e modelli con un indice di massa corporea inferiore a 18.5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e obbliga a inserire nelle pubblicità degli avvisi qualora fossero stati utilizzati software, quali Photoshop, per far dimagrire digitalmente i soggetti raffigurati.
    E’ poi recentissima la norma approvata in Francia (si tratta del Décret n. 2017-738 del 4 maggio 2017 relativo a “photographies à usage commercial de mannequins dont l’apparence corporelle a été modifiée”), la cosiddetta “legge anti-anoressia”, che prevede che ogni modella o modello, per poter sfilare in passerella o posare per servizi fotografici, debba avere un certificato medico rilasciato da un medico del lavoro attestante “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea” e impone l’obbligo di accompagnare le fotografie ad uso commerciale “inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet o in cataloghi con la menzione ‘fotografia ritoccata’ qualora siano state apportate delle modifiche al computer”. La novità legislativa ha portato anche all’introduzione del reato di promozione dell’anoressia, con il quale si intendono colpire i siti web che inneggiano ai disturbi alimentari, in cui ci si veicolano consigli su come diventare sempre più magri conducendo il proprio corpo alla denutrizione.

    Tali disposizioni normative, emanate a livello europeo, si ritiene che possano contribuire a perseguire l’obiettivo di agire sull’immagine del corpo nella società per contrastare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili, soprattutto nelle giovani generazioni, oltre che proteggere la salute di una categoria particolarmente toccata da questo rischio, come quella delle modelle e dei modelli.
    Tali misure evidenziano l’esistenza di un problema grave e in crescita e mandano un messaggio molto importante, che è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da un’esposizione elevata di “magrezza non salutare”.

    Con queste finalità è stata predisposta la presente proposta di legge regionale al Parlamento, che si compone di tre articoli.
    L’articolo 1 stabilisce che le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari debbano recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.
    L’articolo 2 rubricato “Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici” prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2018, sia vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    Inoltre, il medesimo articolo rende obbligatorie, ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle suddette attività, la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestino l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione. Il certificato medico deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.
    L’articolo 3, infine, riguarda le sanzioni.

    Proposta di legge al Parlamento

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Art. 1
    (Utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo)

    1. Le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari devono recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.

    Art. 2
    (Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici)

    1. A decorrere dal 1° gennaio 2018, è vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    2. Ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle attività di cui al comma 1 sono obbligatorie la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestano l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione.
    3. Il certificato medico di cui al comma 2 deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.

    Art. 3
    (Sanzioni)

    1. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è punito con una multa pari a 75.000 euro e con la reclusione fino a un massimo di sei mesi.

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    PSICHIATRIA: LA POLITICA DEVE ASCOLTARE GLI OPERATORI, BENE AVVIO TAVOLO MONITORAGGIO

    “La giunta ha fatto bene a mettere ordine in un settore come quello della psichiatria. La politica però deve ascoltare gli operatori e le famiglie quando sollevano perplessità su alcuni aspetti”. Lo dichiara il capogruppo e segretario regionale del partito, Davide Gariglio. “Si tratta – prosegue – di un settore della sanità delicato, nel quale oltre all’approccio puramente sanitario esiste una condizione sociale che richiede la disponibilità ad accogliere le preoccupazioni di coloro che vivono quotidianamente un disagio. Come abbiamo già avuto modo di dire – sottolinea – siamo soddisfatti della decisione del TAR sulla legittimità della delibera, eravamo certi che l’iter tecnico e burocratico fosse stato rispettato, ma i problemi rimangono e il lavoro di accompagnamento a seguito delle modifiche introdotte va avviato con le famiglie e tutti gli operatori; nel processo di attuazione della delibera – rimarca – si devono valorizzare tutte quelle realtà che negli anni hanno erogato servizi ben più avanzati dei livelli essenziali previsti dai livelli essenziali di assistenza (LEA)”.
    “La magistratura ha fatto chiarezza sul percorso formale e la correttezza giuridica – continua Gariglio – ora la politica ha il compito di procedere ma anche di mediare con quanti quotidianamente vivono gli effetti delle modifiche introdotte. Tutto il gruppo regionale del Pd, e lo stesso partito, ha sempre sostenuto la Giunta in questo percorso, abbiamo chiesto più volte di ascoltare chi non era d’accordo e farsi carico delle modifiche condivisibili. Dal tavolo con le associazioni di oggi si riprende il confronto. Tra le questioni più sensibili: i tempi per l’accreditamento, il riconoscimento dei titoli di studio degli operatori già attivi e soprattutto un piano organico della psichiatria che includa i servizi della domiciliaritá e le prestazioni sul territorio. Domani – conclude il capogruppo – il Partito democratico presenterà in aula consiliare un documento di maggioranza sulla psichiatria che impegna la Regione a monitorare attentamente il processo di adeguamento alla delibera”.

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    BILANCIO RESPONSABILE: NESSUN TAGLIO LINEARE E INVESTIMENTI

    Abbiamo presentato un bilancio responsabile, senza tagli lineari ma con scelte politiche mirate- Come maggioranza abbiamo voluto sostenere alcuni settori che riteniamo fondamentali, tra questi: il diritto allo studio, i piccoli comuni, le politiche sociali, l’edilizia sociale, il fondo di morosità incolpevole che viene raddoppiato con 4 milioni e il trasporto pubblico su cui sono state aggiunte risorse per l’acquisto di nuovi bus. Rimediare ai guasti del passato era la missione di questo bilancio. Quanto fatto credo debba essere apprezzato: pagare i propri debiti non è solo un’esigenza etica, me è anche un fattore di sviluppo. Oggi possiamo dire finalmente di essere fuori dalle incertezze finanziarie – conclude – si tiene in piedi la macchina regionale e al contempo si creano le condizioni per dare risorse alla nostra comunità attraverso importanti investimenti.

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    Proposta di legge su bullismo e cyberbullismo

    Il 6% degli adolescenti è vittima di cyberbullismo. Un numero che evidenzia la necessità di un intervento da parte delle istituzioni. La proposta di legge del PD mira alla prevenzione, all’educazione e al sostegno di ragazzi e famiglie. Qui tutte le info: https://goo.gl/QGNbbs

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    GRATTACIELO PIEMONTE: GRANDE LAVORO VICE PRESIDENTE RESCHIGNA, HA FATTO TRATTATIVA COMPLESSA

    “Dopo un grande e paziente lavoro del vicepresidente Aldo Reschigna e dei tecnici regionali, finalmente si è raggiunto un accordo per portare a compimento il grattacielo della Regione Piemonte”. Lo dichiara il capogruppo del PD, Davide Gariglio, a margine della 1a Commissione (bilancio) del Consiglio regionale in cui il vicepresidente della Giunta regionale ha svolto una comunicazione sul cantiere del grattacielo che diventerà la sede unica della Regione.

    “Si è trattata di una trattativa complessa – continua Gariglio – il cui esito era veramente incerto per la complessità dei problemi da affrontare. Non solo questioni progettuali – rimarca – ma grazie all’infaticabile lavoro di Reschigna e di tutte le figure tecniche di supporto della giunta si è reso possibile l’accordo di oggi. Ora – conclude –  mi auguro che in tempi certi si possa avviare la ripresa dei lavori, seguiremo tutte le fasi successive fino al trasferimento effettivo del personale”.

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    Salvaguardiamo i lavoratori TIM e le telecomunicazioni in Piemonte

    200 lavoratori TIM d’improvviso rischiano di vedersi trasferire la sede di lavoro da Torino a Roma. E’ un problema sia per le vite dei lavoratori stessi (e delle loro famiglie), sia per il Piemonte in quanto potrebbe rappresentare un disimpegno da parte della principale azienda di telecomunicazioni nella nostra regione (una regione in cui tra l’altro le telecomunicazioni sono nate e hanno da sempre rappresentato un settore strategico). Per questo motivo nella mattinata di oggi ho chiesto, tramite un ordine del giorno, l’intervento forte della Giunta regionale. Purtroppo il voto in aula è stato impedito dalle sceneggiate del M5S, ma il tema rimane e lo riproporrò in tutte le sedi possibili.

    Puoi scaricare il mio ordine del giorno cliccando qui

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    Solidarietà ai lavoratori impegnati nel trasporto pubblico locale

    “Il PD del Piemonte esprime la solidarietà ai lavoratori impegnati nel trasporto pubblico locale che hanno manifestato a Torino”. Lo dichiara Davide Gariglio, segretario regionale e capogruppo in Regione Piemonte del PD, che ha incontrato i lavoratori davanti al Comune di Torino dove ha fatto tappa il corteo organizzato dai sindacati. “Il trasporto pubblico locale – prosegue –  è un settore che non può essere trascurato e a cui vanno garantite le risorse necessarie per fornire un servizio indispensabile ai cittadini. La Regione Piemonte – rimarca – ha garantito la copertura economica per evitare il collasso, non solo a tutela dei cittadini ma anche a sostegno di un settore produttivo ampio e con molti lavoratori.  Condivido i motivi che hanno portato i sindacati confederali alla protesta – sottolinea Gariglio – servono garanzie per i lavoratori e per l‘anzianità di lavoro maturata con tanta fatica e responsabilità.  Le difficoltà sono diverse – continua – a partire dalle future gare nelle quali dovranno esserci norme che garantiscano ai lavoratori il riconoscimento dell’anzianità di servizio e dei parametri acquisiti, le cosidette clausole sociali. Il Partito democratico – conclude Gariglio – chiederà alla Giunta regionale di tutelare questi lavoratori”.

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    CORSO GROSSETO: IL COMUNE ESCA DA AMBIGUITA’, APPENDINO VENGA IN COMMISSIONE A DIRE LA SUA

    La Commissione trasporti e infrastrutture del Consiglio regionale ha audito la società SCR sul progetto di corso Grosseto. SCR Piemonte è la società appaltante che segue dal 2012 il progetto.

    Il progetto è indispensabile per la viabilità e il trasporto pubblico di Torino. La città di Torino esca dall’ambiguità e venga in commissione a dirci cosa intende fare, anche perché il costo in caso di interruzione è enorme”.
    In commissione sono stati illustrati i costi dell’opera (175 milioni di euro finanziati con fondi statali, regionali ed europei) e il dettaglio degli interventi previsti: demolizione del cavalcavia di corso Grosseto, la creazione della galleria ferroviaria, creazione della fermata ferroviaria “Grosseto”, ricongiungimento con la stazione ferroviaria “Rebaudengo”, il sottopasso veicolare tra corso Potenza e corso Grosseto e la nuova sistemazione in superficie.

    Il 19 ottobre è già stata convocavata un’altra audizione sul tema, sono attese la Sindaca della Città di Torino, Chiara Appendino, e la sua assessora alla viabilità, Maria La pietra.

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