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    Legge contro la ludopatia

    Combattiamo la ludopatia, una vera e propria malattia, ed evitiamo che tante famiglie finiscano sul lastrico.
    Grazie alla nostra legge regionale verranno spente 20.000 macchinette! Guarda il video per saperne di più!

  • Progetto senza titolo

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Relazione

    Nella seconda metà del ‘900, contestualmente ai cambiamenti storici e politici che hanno caratterizzato lo scorso secolo, si è iniziato ad assistere nel mondo occidentale ad un insieme di trasformazioni antropologiche radicali del vivere sociale. Quale conseguenza della stretta correlazione tra condizioni sociali e storiche di vita e variabilità delle manifestazioni psichiche, comincia ad insinuarsi nella popolazione un fenomeno fino ad allora soltanto sporadico: il cibo per milioni di giovani inizia a divenire un nemico e si diffondono i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), con manifestazioni che assumono, progressivamente, i caratteri di una vera e propria “epidemia sociale” (Gordon, 1990) che interessa, oggi, l’intero mondo occidentale.

    I DCA sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I principali disturbi sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

    Con riguardo ai Disturbi del Comportamento Alimentare, più che di cause si parla di fattori di rischio; si tratta, infatti, di disturbi ad eziologia complessa in cui fattori genetici, biologici e psicosociali interagiscono, l’uno con l’altro, nella patogenesi. L’Istituto Superiore di Sanità – che svolge, sotto la vigilanza del Ministero della Salute, funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – riconosce come condizioni predisponenti la familiarità per disturbi del comportamento alimentare, la depressione, l’abuso di sostanze; possibili eventi traumatici, malattie croniche dell’infanzia e difficoltà alimentari precoci; la percezione e interiorizzazione dell’ideale di magrezza; l’insoddisfazione dell’immagine corporea; la scarsa autostima e il perfezionismo; nonché l’appartenenza a gruppi sociali nei quali è maggiore la pressione socio-culturale verso la magrezza (modelle, indossatori, ginnaste, danzatrici e danzatori, ecc);

    Da diversi anni i DCA sono, dunque, oggetto di un’attenzione crescente da parte del mondo scientifico e della comunità degli operatori sanitari e sociali, in virtù della loro diffusione tra le fasce più giovani della popolazione e, come sopra sottolineato, della loro eziologia multifattoriale molto complessa. Tali disturbi, secondo dati del marzo 2016 diffusi da ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica, in Italia riguardano circa 3 milioni di persone, di cui il 95,9% sono donne, ma il fenomeno è in crescita anche tra gli uomini, soprattutto nelle nuove forme dell’ortoressia (ossessione da alimentazione sana) e della vigoressia (ossessione per il volume muscolare). La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 24 anni ma, come per tutte le psicopatologie, è andata via via abbassandosi l’età della comparsa dei disturbi, presenti ora anche nei giovanissimi: fino a poco tempo fa, la fascia compresa tra gli 8 e i 14 anni era interessata dal 5% dei casi, mentre oggi è salita al 20. Il numero di decessi in un anno per anoressia nervosa si aggira tra il 5,86 e 6,2%, tra 1,57 e 1,93% per bulimia nervosa e tra 1,81 e 1,92% per gli altri disturbi e si stima che chi soffre di anoressia abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Secondo dati del Ministero della Salute è 102 il numero di nuovi casi in un anno per anoressia nervosa su 100.000 abitanti, mentre 438 è il numero di nuovi casi per bulimia nervosa.

    Anche l’utilizzo di farmaci anoressizzanti è in preoccupante aumento: integratori che interferiscono con il metabolismo basale fino al mercato parallelo di pseudo-farmaci vietati che facilitano la riduzione del peso aumentando il consumo calorico, agendo anche a livello del sistema nervoso centrale. Inoltre, è in crescita anche nel nostro Paese, sulla rete internet, il fenomeno dei siti «pro Ana» (personificazione dell’anoressia) e «pro Mia» (analogo appellativo utilizzato per la bulimia). Sono oltre 300.000 i siti che danno consigli pratici per il perseguimento ossessivo e compulsivo della perdita di peso, suggerendo le metodologie più opportune per celare i comportamenti anoressici alla famiglia, alla scuola e al contesto sociale e per sfuggire ai controlli medici, celebrando il raggiungimento dei 35 chili di peso come traguardo ideale da perseguire.

    Nella corrente Legislatura nazionale sono stati presentati tre progetti di legge (Disegno di legge n. 438 al Senato della Repubblica, Proposte di legge n. 1976 e n. 4163 alla Camera dei Deputati) sul problema dei disordini alimentari, che propongono l’introduzione di un nuovo reato d’istigazione a pratiche che incitino all’anoressia o alla bulimia, soprattutto per consentire alle Forze di polizia di agire per contrastare in maniera più efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro Ana» e «pro Mia» sopra ricordati, nonché l’istituzione di un piano di interventi capace di predisporre azioni ed iniziative volte a prevenire e a diagnosticare precocemente i DCA.

    Secondo una recente indagine promossa, in occasione della Fashion Week 2016, da Nutrimente Onlus, un’associazione per la prevenzione, la conoscenza e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha coinvolto 40 esperti di psichiatria, psicologia e medicina interna allo scopo di analizzare quanto peso abbia l’immagine corporea delle modelle nella vita delle adolescenti, la continua pressione mediatica ed esposizione a modelli di fisicità troppo magri o filiformi espone una ragazza su 2 (47%) ad un forte rischio emulazione, perché un’attenzione particolare, non sana, al cibo e al corpo può facilmente trasformarsi in un’ossessione.

    Anche se non sono ancora stati chiariti tutti gli aspetti di queste patologie, è dunque indubbio che la pressione socio-culturale nei paesi occidentali degli ultimi decenni abbia giocato un ruolo chiave; infatti tali patologie si innescano spesso in persone fragili che vengono schiacciate dai sempre più invadenti e assurdi modelli di magrezza imposti attraverso i mezzi di comunicazione.

    La ricerca ossessiva di un ideale di magrezza non sano si ritiene sempre più diffusamente essere dovuta anche a scelte discutibili dei colossi della moda, del mondo della pubblicità e dei media, che spesso tendono a stereotipare le donne, mostrandole esclusivamente come esempi irraggiungibili di perfezione. Il cosiddetto “modello anoressico” proposto in gran parte dalla moda e da strategie di marketing in relazione alla produzione e alla vendita di abbigliamento per teen-agers – che vede la tendenza a proporre look e capi di abbigliamento ben al di sotto della taglia 44 e con taglie esposte che corrispondono nella realtà, il più delle volte, ad una misura ben inferiore – induce frequentemente le ragazze a sentirsi “fuori taglia” e in sovrappeso anche quando gli indici di massa corporea rientrano assolutamente nella norma.

    Dal 2013 è in vigore in Israele una legge che vieta alle agenzie pubblicitarie di assumere modelle e modelli con un indice di massa corporea inferiore a 18.5 (il tasso usato per identificare la malnutrizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e obbliga a inserire nelle pubblicità degli avvisi qualora fossero stati utilizzati software, quali Photoshop, per far dimagrire digitalmente i soggetti raffigurati.
    E’ poi recentissima la norma approvata in Francia (si tratta del Décret n. 2017-738 del 4 maggio 2017 relativo a “photographies à usage commercial de mannequins dont l’apparence corporelle a été modifiée”), la cosiddetta “legge anti-anoressia”, che prevede che ogni modella o modello, per poter sfilare in passerella o posare per servizi fotografici, debba avere un certificato medico rilasciato da un medico del lavoro attestante “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea” e impone l’obbligo di accompagnare le fotografie ad uso commerciale “inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet o in cataloghi con la menzione ‘fotografia ritoccata’ qualora siano state apportate delle modifiche al computer”. La novità legislativa ha portato anche all’introduzione del reato di promozione dell’anoressia, con il quale si intendono colpire i siti web che inneggiano ai disturbi alimentari, in cui ci si veicolano consigli su come diventare sempre più magri conducendo il proprio corpo alla denutrizione.

    Tali disposizioni normative, emanate a livello europeo, si ritiene che possano contribuire a perseguire l’obiettivo di agire sull’immagine del corpo nella società per contrastare la promozione di ideali di bellezza inaccessibili, soprattutto nelle giovani generazioni, oltre che proteggere la salute di una categoria particolarmente toccata da questo rischio, come quella delle modelle e dei modelli.
    Tali misure evidenziano l’esistenza di un problema grave e in crescita e mandano un messaggio molto importante, che è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da un’esposizione elevata di “magrezza non salutare”.

    Con queste finalità è stata predisposta la presente proposta di legge regionale al Parlamento, che si compone di tre articoli.
    L’articolo 1 stabilisce che le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari debbano recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.
    L’articolo 2 rubricato “Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici” prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2018, sia vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    Inoltre, il medesimo articolo rende obbligatorie, ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle suddette attività, la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestino l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione. Il certificato medico deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.
    L’articolo 3, infine, riguarda le sanzioni.

    Proposta di legge al Parlamento

    Disposizioni in materia di utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo e in materia di requisiti per il loro impiego in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici

    Art. 1
    (Utilizzo a fini commerciali di fotografie di modelle e indossatori di cui viene modificato l’aspetto corporeo)

    1. Le fotografie ad uso commerciale di modelle e indossatori inserite in messaggi pubblicitari sulla stampa, sulla cartellonistica, su internet, in cataloghi, opuscoli o volantini pubblicitari devono recare la menzione “fotografia ritoccata” qualora sia stato modificato l’aspetto corporeo dei soggetti raffigurati.

    Art. 2
    (Requisiti per l’impiego di modelle e indossatori in sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici)

    1. A decorrere dal 1° gennaio 2018, è vietato impiegare per sfilate, campagne pubblicitarie ed eventi pubblici modelle ed indossatori con un indice di massa corporea, costituito dal rapporto tra peso e altezza, pari al livello per il quale l’Organizzazione mondiale della sanità individua lo stato di malnutrizione.
    2. Ai fini dell’impiego di modelle e indossatori nelle attività di cui al comma 1 sono obbligatorie la presentazione di un certificato medico e una valutazione psicologica che attestano l’assenza di disturbi alimentari di origine mentale e un indice di massa corporea che escluda lo stato di malnutrizione.
    3. Il certificato medico di cui al comma 2 deve, in particolare, attestare che lo stato di salute della modella e dell’indossatore è compatibile con l’esercizio della sua professione.

    Art. 3
    (Sanzioni)

    1. Il mancato rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 è punito con una multa pari a 75.000 euro e con la reclusione fino a un massimo di sei mesi.

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    Città della Salute

    La Città della Salute è il progetto qualificante della giunta Chiamparino, il lascito per le future amministrazioni. L’obiettivo? Porre la prima pietra prima della fine della legislatura. Continua a leggere

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    Il blocco del cantiere di Corso Grosseto è una follia

    L’intenzione della Sindaca Appendino di fermare il cantiere per la realizzazione del tunnel di corso Grosseto è una pura follia. Quel progetto poteva sicuramente avere dei miglioramenti, come riconosciuto dallo stesso Consiglio comunale di Torino, ma doterà Torino di un collegamento veloce da e verso l’aeroporto. Dietro la rassicurante immagine della Sindaca di Torino sta emergendo quanto temevano: il partito del ‘no’ a tutto.

    Un malaugurato blocco del progetto avrebbe diverse conseguenze negative per la città: farebbe perdere la possibilità di raccordare l’aeroporto di Torino e le Valli di Lanzo col sistema ferroviario regionale e nazionale; si perderebbero i 140 milioni milioni di finanziamento nazionale sull’opera e infine esporrebbe la città a sicure penali, con un danno erariale di decine di milioni di euro. Chiederemo comunicazioni urgenti della Giunta regionale, affinché riferisca all’Assemblea regionale le volontà espresse dall’amministrazione Appendino negli incontri di questi giorni; come PD chiederemo all’amministrazione regionale di fare di tutto per non perdere risorse preziose e per realizzare un’infrastruttura attesa da un decennio

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    Ulteriori tagli ai costi della politica: promessa mantenuta

    La Regione Piemonte taglia ancora i costi della politica approvando una proposta di legge del Pd che produrrà risparmi per quasi 11 milioni. Era un impegno che ci eravamo assunti come maggioranza e lo abbiamo mantenuto. Il Piemonte è tra le prime Regioni ad approvare una legge che anticipa la riforma costituzionale in discussione in Parlamento, che equipara il trattamento economico del consigliere regionale a quello del sindaco del capoluogo.  Il risparmio sarà di 10 milioni e 891.750 euro a legislatura, di cui 5 milioni e 949.600 sul trattamento economico dei consiglieri, un milione e 20 mila sul funzionamento dei gruppi consiliari, tre milioni e 922.150 sugli staff di Giunta e Consiglio regionale.

    Dal testo originariamente proposto dal Pd è stata stralciata la parte relativa al trattamento previdenziale dei consiglieri. La legge riduce l’indennità di carica del consigliere regionale da 5.940 a 5000 euro (lordi) a cui si aggiunge il rimborso, che passa da 4.050 a 3.500 euro. Quanto alla previdenza, tema oggetto di trattativa con l’opposizione, la maggioranza riconosce il problema per coloro a cui non viene riconosciuto alcun contributo. Ma per il momento, sottolinea, è stato deciso di approfondire con gli uffici tecnici regionali e con l’Inps, rinviando le scelte. Il provvedimento è stato approvato in tempi brevi, raggiungendo l’obiettivo di risparmio prefissato, con un lavoro serio e approfondito, grazie alla collaborazione di tutti i gruppi”.

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    Riordino delle reti dei servizi residenziali di psichiatria

    Riordino delle reti dei servizi residenziali di psichiatria affinché siano garantite efficacia clinico-riabilitativa, appropriatezza dei percorsi di cura ed economicità.

    Premesso che

    • con la DGR n. 30-1517 del 3 giugno 2015 la Regione ha disposto la revisione del sistema dei servizi residenziali per la psichiatria, approvando a tal fine l’allegato “Riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria”. E’ stato individuato un percorso di attuazione graduale attraverso una fase transitoria che si concluderà entro la fine di dicembre 2015 ed una fase di messa a regime a partire dal 1° gennaio 2016;

    • si attendeva da molto tempo un atto di programmazione regionale che affrontasse l’importante e delicato tema della psichiatria, in particolare della residenzialità psichiatrica – l’ultimo atto a riguardo era infatti rappresentato dalla DCR n. 357-1370 del 28 gennaio 1997 – al fine di ottemperare agli obblighi imposti dal Piano di rientro, di procedere ad una rivalutazione dei pazienti e dei loro contesti di inserimento allo scopo di verificarne appropriatezza ed esiti, nonché di definire le modalità autorizzative, di accreditamento e di vigilanza sulle strutture residenziali, la revisione dei posti letto e la determinazione delle tariffe nell’ambito della salute mentale;

    considerato che

    • la suddetta delibera ha, tuttavia, sollevato da parte dei soggetti che operano nel settore della salute mentale perplessità su alcuni aspetti di criticità, di seguito espressi, che necessiterebbero di una modifica o di un approfondimento:

    • La DGR 30 considera tutte le comunità protette di tipo A e di tipo B ai sensi della DCR 357 come strutture terapeutiche e, quindi, di totale competenza sanitaria (le strutture residenziali psichiatriche SRP1 E SRP2 del modello AGENAS-GISM, approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni e recepito dalla Regione Piemonte con DCR n. 260-40596 del 23 dicembre 2013). Al contempo, la stessa delibera assegna tutte le strutture esistenti sul territorio piemontese, denominate gruppi appartamento e comunità alloggio, alla tipologia socio-assistenziale a bassa assistenza (le cd. SRP 3 del succitato modello AGENAS-GISM).

    – Si richiama la necessità della coerenza con il documento AGENAS-GISM, che si impernia sui concetti-chiave della residenzialità funzionale ai percorsi individualizzati, dei percorsi di cura e dei progetti di intervento specifici e differenziati; la distinzione fra le tre tipologie di strutture residenziali psichiatriche non deve essere quindi di natura strutturale, bensì di tipo funzionale, cioè deve riguardare le caratteristiche cliniche, la qualità dei programmi riabilitativi, l’intensità degli interventi erogati, le diverse tipologie di interventi, nonché l’intensità degli interventi di rete sociale.

    – In secondo luogo poiché, per quanto concerne i LEA, la DGR 30 non tiene conto che, per molte delle strutture classificate come gruppi appartamento e per le comunità alloggio, la definizione di struttura a bassa intensità assistenziale (SRP3) è inappropriata, dal momento che queste sono inequivocabilmente strutture a carattere terapeutico-riabilitativo per quanto concerne la tipologia di pazienti, la tipologia dei programmi di trattamento e la prevalenza del personale sanitario.

    – Si sottolinea poi che la DGR 30 prevede non solo l’esclusiva degli interventi terapeutici alle strutture con requisiti para-ospedalieri, ma anche requisiti strutturali aggiuntivi piuttosto onerosi per le strutture di civile abitazione, requisiti sicuramente utili in un ospedale o in un ambulatorio, ma non appropriati in un contesto che deriva la sua specificità terapeutica proprio dall’essere una abitazione inserita nel normale contesto sociale.

    – Peraltro, non risulterebbe esistere alcuna normativa nazionale che obblighi le Regioni a stabilire requisiti strutturali di tipo para-ospedaliero per le strutture residenziali psichiatriche, nemmeno per quelle ad alta intensità e intermedia intensità riabilitativa e a totale carico della Sanità. Il c.d “Decreto Bindi” (DPR del 14 gennaio 1997) consente a livello nazionale il funzionamento di qualunque struttura residenziale psichiatrica fino a dieci posti letto in contesto di civile abitazione senza alcun requisito strutturale aggiuntivo a parte la generica indicazione: “organizzazione interna che consenta sia gli spazi e i normali ritmi della vita quotidiana sia le specifiche attività sanitarie con spazi dedicati per il personale, per i colloqui, e per le riunioni”. Alcune regioni italiane, come la Toscana, la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto, attuano tale indirizzo “alla lettera”, prevedendo addirittura l’esercizio di strutture residenziali psichiatriche in contesti di civile abitazione anche oltre il numero di dieci posti.

    • Si ritiene poi importante prevedere progetti di domiciliarità alternativi o successivi alla residenzialità. Si tratta di interventi territoriali che esulano dalla classificazione delle SRP con carattere, tuttavia, prettamente terapeutico-riabilitativo a valenza sanitaria in quanto rientrano nell’ambito dei “percorsi di presa in carico e di cura esigibili” stabilito dal Piano nazionale di azione per la salute mentale del 2013 e quindi compresi nei LEA. Questi progetti, sia in quanto alternativi, sia in quanto successivi e finalizzati alla dimissione dalle strutture, rappresentano peraltro strategie di comprovata efficacia nel contenimento della spesa residenziale.

    Previo passaggio attraverso le commissioni distrettuali Unità multidisciplinare di valutazione disabilità (UMVD) e le Unità di valutazione geriatrica (UVG), i Dipartimenti di salute mentale devono poi poter attivare progetti individuali che prevedano l’inserimento in residenze sanitarie assistenziali (RSA) e in strutture per pazienti autosufficienti e parzialmente autosufficienti in nuclei dedicati.

    In ogni comune, infatti, sono presenti strutture socio-sanitarie che permettono interventi diversificati in termini di intensità assistenziale e di professionalità presenti (OSS, infermieri). Tali inserimenti permetterebbero anche un avvicinamento del paziente al proprio luogo di residenza con presa in carico da parte del centro di salute mentale del territorio di riferimento. Sotto il profilo dell’equilibrio economico finanziario, le rette di tali strutture sono poi indubbiamente inferiori a quelle delle SRP2 e SRP3, pur garantendo una migliore appropriatezza.

    Infine, l’inserimento in una struttura residenziale deve avvenire a cura del centro di salute mentale e il piano di trattamento individuale deve contenere la sottoscrizione – come recita il documento AGENAS-GISM – di un “accordo/impegno di cura” tra il dipartimento di salute mentale e l’utente, con la partecipazione delle famiglie, al fine di consentire la volontarietà e l’adesione del paziente al trattamento. Questo risulta essere un punto fondamentale poiché denota un’attenzione importante da parte del dipartimento alle esigenze del paziente e della sua famiglia.

    • Sarebbe inoltre urgente individuare una soluzione per quanto riguarda le diverse figure professionali che operano nell’ambito della residenzialità psichiatrica. In particolare, sulla falsariga di quanto stabilito da una recente delibera della Giunta regionale dell’Emilia Romagna, andrebbe precisato che le funzioni educative possono essere esercitate dagli educatori professionali, ovvero dai laureati in psicologia.

    • Per concludere, si ritiene altresì utile la costituzione, accanto ad un efficiente Ufficio Salute Mentale, di un Tavolo di monitoraggio regionale partecipato dalle associazioni dei familiari, dai rappresentanti degli erogatori di servizi e dai rappresentanti dei dipartimenti, con funzioni di monitoraggio sull’applicazione delle disposizioni della nuova delibera di riordino e sulla valutazione della congruità delle prestazioni acquistate dal sistema sanitario rispetto alle risorse disponibili e agli obiettivi riabilitativi e organizzativi di programmazione.

    ritenuto che

    • le considerazioni sopra espresse, relative ad alcuni aspetti di criticità che emergerebbero dalla DGR 30 di riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria, possano rappresentare un utile contributo affinché siano ancor più valorizzati aspetti fondamentali quali la collocazione al centro dei processi terapeutici del paziente e non della malattia, la costruzione di una rete di servizi sul territorio che prenda in carico i malati valorizzandone il capitale umano, nonché la valorizzazione della domiciliarità come passaggio necessario, e non solo finale, per un efficace percorso terapeutico-riabilitativo;

    ritenuto, infine, che

    • una riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica residenziale e domiciliare che tenga conto anche di questi fondamentali aspetti possa determinare una importante ricaduta sia in termini di efficacia clinico-riabilitativa sul paziente, sia in termini di appropriatezza dei percorsi di cura. Inoltre, aspetto non secondario, i programmi terapeutici di durata definita potranno garantire consistenti risparmi, dal momento che non si verificheranno più inserimenti residenziali inappropriati per lunghissimi anni in strutture ad alto costo.

    Il Consiglio regionale del Piemonte

    IMPEGNA

    la Giunta regionale

    • a predisporre in tempi rapidi, in linea con il modello approvato dalla Conferenza Stato Regioni del 2013 e la disciplina dei LEA, una modifica della DGR n. 30-1517 del 3 giugno 2015 di riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria tenendo conto di tutte le considerazioni sopra espresse.

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    Sulla candidatura di Fassino

    Cari amici, care amiche, rispondo pubblicamente ai messaggi che mi sono arrivati su Facebook chiedendo come mai non mi candidassi a sindaco. Ringrazio per la fiducia e per le belle parole spese nei miei confronti. Oggi però Fassino é il sindaco uscente della città ed ha fatto in questi anni un buon lavoro, tanto che Matteo RENZI lo ha definito il miglior sindaco d’Italia e gli ha chiesto di continuare con un nuovo mandato. Come segretario regionale del PD il mio compito oggi é dare il massimo sostegno ai nostri candidati, mettendo da parte le mie aspirazioni personali.
    Credo che anche questo faccia parte della nuova politica di cui ha bisogno questo Paese: nessuno deve mettere le proprie ambizioni davanti al bene della comunità. Credo che la continuità dell’impegno di Fassino, evocata dal nostro premier, vada accompagnata con un rinnovamento della classe dirigente allargata di questa città: dobbiamo far percepire ai torinesi che il PD chiama una nuova generazione di professionisti, imprenditori, docenti a condividere il peso di guidare la Città, le sue Circoscrizioni, le sue aziende.
    Questa é una sfida che il PD deve fare propria: aprire le porte dei luoghi in cui si prendono le decisioni anche a coloro che non sono professionisti della politica, ma che possono dare un contributo.
    Credo che Fassino ed il PD torinese debbano sentire questa missione come propria. Non possiamo non dare risposta alle esigenze di cambiamento e innovazione che provengono da una comunità che chiede “energie nuove”; uso, non a caso, il termine “nuove energie” che ho usato come slogan per le primarie in cui mi confrontai con Fassino nel 2011. All’epoca persi, ma il risultato che ottenni, con pochi amici contro tutto il PD, testimoniava una condivisione di alcuni messaggi che io avevo lanciato.
    Oggi, cinque anni dopo, l’ascesa di Renzi testimonia che il Paese ha voglia di apertura, di idee innovative, di cambi di passo.
    FASSINO ha l’intelligenza e l’autorevolezza per comprendere ciò e dare spazio nella nuova amministrazione.
    Mi aspetto – e per le mie competenze agirò – che il mio partito sia stimolo in questo cammino.

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    Mantenere esenzione del bollo per le auto ecologiche

    “Le auto elettriche, ibride e gpl devono continuare a godere delle particolari agevolazioni sul bollo auto”. E’ quanto chiedono Davide Gariglio, Domenico Ravetti ed Elvio Rostagno, capogruppo e i suoi due vice, del gruppo regionale del Partito democratico a seguito dell’audizione svolta in I commissione (tributi e finanze) sul disegno di legge presentato dalla Giunta sui tributi regionali. “L’agevolazione sul bollo è un modo per incentivare il loro acquisto – continuano – anche a causa del loro più alto costo iniziale. Il Piemonte – rimarcano – non può ignorare il valore positivo che l’incentivo ha svolto in questi anni nella riduzione delle emissioni inquinanti; si è incrementata la vendita di un segmento di auto ecologiche molto importante, non si può tornare indietro”. Nella commercializzazione delle auto ecologiche ha influito molto la presenza di sconti ed esenzioni sulle tasse. In Piemonte sono 180 mila i veicoli con queste alimentazioni e, secondo i calcoli della Regione, sarebbero 100 mila i veicoli, ora esenti, a dover pagare il bollo. “La situazione delle casse ci è nota – sottolineano i consiglieri dem – infatti chiediamo un ripensamento dopo una attenta verifica per mantenere l’esenzione ai veicoli green. Se proprio dovesse essere necessario un adeguamento – concludono – chiediamo di valutare altre opzioni e non applicare effetti retroattivi anche perché molti automobilisti hanno acquistato un mezzo ecologico anche in funzione dell’esenzione”.

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    Agenzia delle entrate: pretendiamo meritocrazia e trasparenza!

    Agenzia delle entrate: pretendiamo meritocrazia e trasparenza! Dal 1998 non è stato bandito validamente un concorso per selezionare i dirigenti dell’Agenzia. Si è sempre proceduto con nomine discrezionali effettuate senza oggettive procedure selettive. Pensate che, in questo modo, circa 800 funzionari incaricati da oltre 15 anni svolgono mansioni dirigenziali percependo il doppio dello stipendio dei loro colleghi funzionari, i quali di fatto si vedono negata ogni possibilità di legittima progressione di carriera. La Corte Costituzionale ha posto fine a questa evidente distorsione dichiarando finalmente illegittime dette nomine. Continua a leggere

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    Manovra finanziaria: dopo anni, la prima manovra espansiva

    La manovra finanziaria in discussione a Roma sta alimentando nuove polemiche. Come sempre ritengo la critica un aspetto fondamentale della dialettica politica, ma in questo caso i toni utilizzati negli ultimi giorni li definisco sbagliati.

    Dopo anni, quella che sta per essere depositata è la prima manovra espansiva: da un lato si tagliano tasse, per rilanciare l’economia, dall’altro le risorse per la sanità non diminuiscono, ma aumentano di un miliardo. Il Governo ci ha espresso inoltre la disponibilità a discutere di LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e di farmaci innovativi, due delle questioni spinose che dobbiamo affrontare.

    La coperta è corta tanto a Torino, quanto a Roma. Anche noi, che come forza di governo regionale stiamo girando tutto il Piemonte spiegando che dobbiamo razionalizzare la spesa e fare efficienza, conosciamo la difficoltà di fare quadrare i conti.

    Sono convinto sia necessario coltivare un dialogo con i parlamentari piemontesi, serve una collaborazione permanente tra i rappresentanti di tutti i livelli istituzionali. Lo credo non per mera cortesia o cerimoniale tra eletti, ma proprio perché su certi provvedimenti legislativi una maggiore collaborazione potrebbe evitare le proteste a cose fatte.

    Non dobbiamo dimenticarci che i nostri ruoli istituzionali sono dovuti al fatto che siamo espressione di un partito che ci ha dato la forza di essere presenti nelle istituzioni. E’ bene che i problemi vengano discussi ed elaborati insieme, confrontandosi in sede di partito tra esponenti di diversi livelli istituzionali e non con semplificazioni a mezzo stampa.

    Il confronto è più faticoso rispetto all’esposizione di singole opinioni, ma credo che solo dalla condivisione dei problemi nelle sedi e nei modi di partito sia possibile risolvere i problemi.

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