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    Città della Salute

    La Città della Salute è il progetto qualificante della giunta Chiamparino, il lascito per le future amministrazioni. L’obiettivo? Porre la prima pietra prima della fine della legislatura. Continua a leggere

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    Il blocco del cantiere di Corso Grosseto è una follia

    L’intenzione della Sindaca Appendino di fermare il cantiere per la realizzazione del tunnel di corso Grosseto è una pura follia. Quel progetto poteva sicuramente avere dei miglioramenti, come riconosciuto dallo stesso Consiglio comunale di Torino, ma doterà Torino di un collegamento veloce da e verso l’aeroporto. Dietro la rassicurante immagine della Sindaca di Torino sta emergendo quanto temevano: il partito del ‘no’ a tutto.

    Un malaugurato blocco del progetto avrebbe diverse conseguenze negative per la città: farebbe perdere la possibilità di raccordare l’aeroporto di Torino e le Valli di Lanzo col sistema ferroviario regionale e nazionale; si perderebbero i 140 milioni milioni di finanziamento nazionale sull’opera e infine esporrebbe la città a sicure penali, con un danno erariale di decine di milioni di euro. Chiederemo comunicazioni urgenti della Giunta regionale, affinché riferisca all’Assemblea regionale le volontà espresse dall’amministrazione Appendino negli incontri di questi giorni; come PD chiederemo all’amministrazione regionale di fare di tutto per non perdere risorse preziose e per realizzare un’infrastruttura attesa da un decennio

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    Ulteriori tagli ai costi della politica: promessa mantenuta

    La Regione Piemonte taglia ancora i costi della politica approvando una proposta di legge del Pd che produrrà risparmi per quasi 11 milioni. Era un impegno che ci eravamo assunti come maggioranza e lo abbiamo mantenuto. Il Piemonte è tra le prime Regioni ad approvare una legge che anticipa la riforma costituzionale in discussione in Parlamento, che equipara il trattamento economico del consigliere regionale a quello del sindaco del capoluogo.  Il risparmio sarà di 10 milioni e 891.750 euro a legislatura, di cui 5 milioni e 949.600 sul trattamento economico dei consiglieri, un milione e 20 mila sul funzionamento dei gruppi consiliari, tre milioni e 922.150 sugli staff di Giunta e Consiglio regionale.

    Dal testo originariamente proposto dal Pd è stata stralciata la parte relativa al trattamento previdenziale dei consiglieri. La legge riduce l’indennità di carica del consigliere regionale da 5.940 a 5000 euro (lordi) a cui si aggiunge il rimborso, che passa da 4.050 a 3.500 euro. Quanto alla previdenza, tema oggetto di trattativa con l’opposizione, la maggioranza riconosce il problema per coloro a cui non viene riconosciuto alcun contributo. Ma per il momento, sottolinea, è stato deciso di approfondire con gli uffici tecnici regionali e con l’Inps, rinviando le scelte. Il provvedimento è stato approvato in tempi brevi, raggiungendo l’obiettivo di risparmio prefissato, con un lavoro serio e approfondito, grazie alla collaborazione di tutti i gruppi”.

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    Riordino delle reti dei servizi residenziali di psichiatria

    Riordino delle reti dei servizi residenziali di psichiatria affinché siano garantite efficacia clinico-riabilitativa, appropriatezza dei percorsi di cura ed economicità.

    Premesso che

    • con la DGR n. 30-1517 del 3 giugno 2015 la Regione ha disposto la revisione del sistema dei servizi residenziali per la psichiatria, approvando a tal fine l’allegato “Riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria”. E’ stato individuato un percorso di attuazione graduale attraverso una fase transitoria che si concluderà entro la fine di dicembre 2015 ed una fase di messa a regime a partire dal 1° gennaio 2016;

    • si attendeva da molto tempo un atto di programmazione regionale che affrontasse l’importante e delicato tema della psichiatria, in particolare della residenzialità psichiatrica – l’ultimo atto a riguardo era infatti rappresentato dalla DCR n. 357-1370 del 28 gennaio 1997 – al fine di ottemperare agli obblighi imposti dal Piano di rientro, di procedere ad una rivalutazione dei pazienti e dei loro contesti di inserimento allo scopo di verificarne appropriatezza ed esiti, nonché di definire le modalità autorizzative, di accreditamento e di vigilanza sulle strutture residenziali, la revisione dei posti letto e la determinazione delle tariffe nell’ambito della salute mentale;

    considerato che

    • la suddetta delibera ha, tuttavia, sollevato da parte dei soggetti che operano nel settore della salute mentale perplessità su alcuni aspetti di criticità, di seguito espressi, che necessiterebbero di una modifica o di un approfondimento:

    • La DGR 30 considera tutte le comunità protette di tipo A e di tipo B ai sensi della DCR 357 come strutture terapeutiche e, quindi, di totale competenza sanitaria (le strutture residenziali psichiatriche SRP1 E SRP2 del modello AGENAS-GISM, approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni e recepito dalla Regione Piemonte con DCR n. 260-40596 del 23 dicembre 2013). Al contempo, la stessa delibera assegna tutte le strutture esistenti sul territorio piemontese, denominate gruppi appartamento e comunità alloggio, alla tipologia socio-assistenziale a bassa assistenza (le cd. SRP 3 del succitato modello AGENAS-GISM).

    – Si richiama la necessità della coerenza con il documento AGENAS-GISM, che si impernia sui concetti-chiave della residenzialità funzionale ai percorsi individualizzati, dei percorsi di cura e dei progetti di intervento specifici e differenziati; la distinzione fra le tre tipologie di strutture residenziali psichiatriche non deve essere quindi di natura strutturale, bensì di tipo funzionale, cioè deve riguardare le caratteristiche cliniche, la qualità dei programmi riabilitativi, l’intensità degli interventi erogati, le diverse tipologie di interventi, nonché l’intensità degli interventi di rete sociale.

    – In secondo luogo poiché, per quanto concerne i LEA, la DGR 30 non tiene conto che, per molte delle strutture classificate come gruppi appartamento e per le comunità alloggio, la definizione di struttura a bassa intensità assistenziale (SRP3) è inappropriata, dal momento che queste sono inequivocabilmente strutture a carattere terapeutico-riabilitativo per quanto concerne la tipologia di pazienti, la tipologia dei programmi di trattamento e la prevalenza del personale sanitario.

    – Si sottolinea poi che la DGR 30 prevede non solo l’esclusiva degli interventi terapeutici alle strutture con requisiti para-ospedalieri, ma anche requisiti strutturali aggiuntivi piuttosto onerosi per le strutture di civile abitazione, requisiti sicuramente utili in un ospedale o in un ambulatorio, ma non appropriati in un contesto che deriva la sua specificità terapeutica proprio dall’essere una abitazione inserita nel normale contesto sociale.

    – Peraltro, non risulterebbe esistere alcuna normativa nazionale che obblighi le Regioni a stabilire requisiti strutturali di tipo para-ospedaliero per le strutture residenziali psichiatriche, nemmeno per quelle ad alta intensità e intermedia intensità riabilitativa e a totale carico della Sanità. Il c.d “Decreto Bindi” (DPR del 14 gennaio 1997) consente a livello nazionale il funzionamento di qualunque struttura residenziale psichiatrica fino a dieci posti letto in contesto di civile abitazione senza alcun requisito strutturale aggiuntivo a parte la generica indicazione: “organizzazione interna che consenta sia gli spazi e i normali ritmi della vita quotidiana sia le specifiche attività sanitarie con spazi dedicati per il personale, per i colloqui, e per le riunioni”. Alcune regioni italiane, come la Toscana, la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto, attuano tale indirizzo “alla lettera”, prevedendo addirittura l’esercizio di strutture residenziali psichiatriche in contesti di civile abitazione anche oltre il numero di dieci posti.

    • Si ritiene poi importante prevedere progetti di domiciliarità alternativi o successivi alla residenzialità. Si tratta di interventi territoriali che esulano dalla classificazione delle SRP con carattere, tuttavia, prettamente terapeutico-riabilitativo a valenza sanitaria in quanto rientrano nell’ambito dei “percorsi di presa in carico e di cura esigibili” stabilito dal Piano nazionale di azione per la salute mentale del 2013 e quindi compresi nei LEA. Questi progetti, sia in quanto alternativi, sia in quanto successivi e finalizzati alla dimissione dalle strutture, rappresentano peraltro strategie di comprovata efficacia nel contenimento della spesa residenziale.

    Previo passaggio attraverso le commissioni distrettuali Unità multidisciplinare di valutazione disabilità (UMVD) e le Unità di valutazione geriatrica (UVG), i Dipartimenti di salute mentale devono poi poter attivare progetti individuali che prevedano l’inserimento in residenze sanitarie assistenziali (RSA) e in strutture per pazienti autosufficienti e parzialmente autosufficienti in nuclei dedicati.

    In ogni comune, infatti, sono presenti strutture socio-sanitarie che permettono interventi diversificati in termini di intensità assistenziale e di professionalità presenti (OSS, infermieri). Tali inserimenti permetterebbero anche un avvicinamento del paziente al proprio luogo di residenza con presa in carico da parte del centro di salute mentale del territorio di riferimento. Sotto il profilo dell’equilibrio economico finanziario, le rette di tali strutture sono poi indubbiamente inferiori a quelle delle SRP2 e SRP3, pur garantendo una migliore appropriatezza.

    Infine, l’inserimento in una struttura residenziale deve avvenire a cura del centro di salute mentale e il piano di trattamento individuale deve contenere la sottoscrizione – come recita il documento AGENAS-GISM – di un “accordo/impegno di cura” tra il dipartimento di salute mentale e l’utente, con la partecipazione delle famiglie, al fine di consentire la volontarietà e l’adesione del paziente al trattamento. Questo risulta essere un punto fondamentale poiché denota un’attenzione importante da parte del dipartimento alle esigenze del paziente e della sua famiglia.

    • Sarebbe inoltre urgente individuare una soluzione per quanto riguarda le diverse figure professionali che operano nell’ambito della residenzialità psichiatrica. In particolare, sulla falsariga di quanto stabilito da una recente delibera della Giunta regionale dell’Emilia Romagna, andrebbe precisato che le funzioni educative possono essere esercitate dagli educatori professionali, ovvero dai laureati in psicologia.

    • Per concludere, si ritiene altresì utile la costituzione, accanto ad un efficiente Ufficio Salute Mentale, di un Tavolo di monitoraggio regionale partecipato dalle associazioni dei familiari, dai rappresentanti degli erogatori di servizi e dai rappresentanti dei dipartimenti, con funzioni di monitoraggio sull’applicazione delle disposizioni della nuova delibera di riordino e sulla valutazione della congruità delle prestazioni acquistate dal sistema sanitario rispetto alle risorse disponibili e agli obiettivi riabilitativi e organizzativi di programmazione.

    ritenuto che

    • le considerazioni sopra espresse, relative ad alcuni aspetti di criticità che emergerebbero dalla DGR 30 di riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria, possano rappresentare un utile contributo affinché siano ancor più valorizzati aspetti fondamentali quali la collocazione al centro dei processi terapeutici del paziente e non della malattia, la costruzione di una rete di servizi sul territorio che prenda in carico i malati valorizzandone il capitale umano, nonché la valorizzazione della domiciliarità come passaggio necessario, e non solo finale, per un efficace percorso terapeutico-riabilitativo;

    ritenuto, infine, che

    • una riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica residenziale e domiciliare che tenga conto anche di questi fondamentali aspetti possa determinare una importante ricaduta sia in termini di efficacia clinico-riabilitativa sul paziente, sia in termini di appropriatezza dei percorsi di cura. Inoltre, aspetto non secondario, i programmi terapeutici di durata definita potranno garantire consistenti risparmi, dal momento che non si verificheranno più inserimenti residenziali inappropriati per lunghissimi anni in strutture ad alto costo.

    Il Consiglio regionale del Piemonte

    IMPEGNA

    la Giunta regionale

    • a predisporre in tempi rapidi, in linea con il modello approvato dalla Conferenza Stato Regioni del 2013 e la disciplina dei LEA, una modifica della DGR n. 30-1517 del 3 giugno 2015 di riordino della rete dei servizi residenziali della psichiatria tenendo conto di tutte le considerazioni sopra espresse.

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    Sulla candidatura di Fassino

    Cari amici, care amiche, rispondo pubblicamente ai messaggi che mi sono arrivati su Facebook chiedendo come mai non mi candidassi a sindaco. Ringrazio per la fiducia e per le belle parole spese nei miei confronti. Oggi però Fassino é il sindaco uscente della città ed ha fatto in questi anni un buon lavoro, tanto che Matteo RENZI lo ha definito il miglior sindaco d’Italia e gli ha chiesto di continuare con un nuovo mandato. Come segretario regionale del PD il mio compito oggi é dare il massimo sostegno ai nostri candidati, mettendo da parte le mie aspirazioni personali.
    Credo che anche questo faccia parte della nuova politica di cui ha bisogno questo Paese: nessuno deve mettere le proprie ambizioni davanti al bene della comunità. Credo che la continuità dell’impegno di Fassino, evocata dal nostro premier, vada accompagnata con un rinnovamento della classe dirigente allargata di questa città: dobbiamo far percepire ai torinesi che il PD chiama una nuova generazione di professionisti, imprenditori, docenti a condividere il peso di guidare la Città, le sue Circoscrizioni, le sue aziende.
    Questa é una sfida che il PD deve fare propria: aprire le porte dei luoghi in cui si prendono le decisioni anche a coloro che non sono professionisti della politica, ma che possono dare un contributo.
    Credo che Fassino ed il PD torinese debbano sentire questa missione come propria. Non possiamo non dare risposta alle esigenze di cambiamento e innovazione che provengono da una comunità che chiede “energie nuove”; uso, non a caso, il termine “nuove energie” che ho usato come slogan per le primarie in cui mi confrontai con Fassino nel 2011. All’epoca persi, ma il risultato che ottenni, con pochi amici contro tutto il PD, testimoniava una condivisione di alcuni messaggi che io avevo lanciato.
    Oggi, cinque anni dopo, l’ascesa di Renzi testimonia che il Paese ha voglia di apertura, di idee innovative, di cambi di passo.
    FASSINO ha l’intelligenza e l’autorevolezza per comprendere ciò e dare spazio nella nuova amministrazione.
    Mi aspetto – e per le mie competenze agirò – che il mio partito sia stimolo in questo cammino.

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    Mantenere esenzione del bollo per le auto ecologiche

    “Le auto elettriche, ibride e gpl devono continuare a godere delle particolari agevolazioni sul bollo auto”. E’ quanto chiedono Davide Gariglio, Domenico Ravetti ed Elvio Rostagno, capogruppo e i suoi due vice, del gruppo regionale del Partito democratico a seguito dell’audizione svolta in I commissione (tributi e finanze) sul disegno di legge presentato dalla Giunta sui tributi regionali. “L’agevolazione sul bollo è un modo per incentivare il loro acquisto – continuano – anche a causa del loro più alto costo iniziale. Il Piemonte – rimarcano – non può ignorare il valore positivo che l’incentivo ha svolto in questi anni nella riduzione delle emissioni inquinanti; si è incrementata la vendita di un segmento di auto ecologiche molto importante, non si può tornare indietro”. Nella commercializzazione delle auto ecologiche ha influito molto la presenza di sconti ed esenzioni sulle tasse. In Piemonte sono 180 mila i veicoli con queste alimentazioni e, secondo i calcoli della Regione, sarebbero 100 mila i veicoli, ora esenti, a dover pagare il bollo. “La situazione delle casse ci è nota – sottolineano i consiglieri dem – infatti chiediamo un ripensamento dopo una attenta verifica per mantenere l’esenzione ai veicoli green. Se proprio dovesse essere necessario un adeguamento – concludono – chiediamo di valutare altre opzioni e non applicare effetti retroattivi anche perché molti automobilisti hanno acquistato un mezzo ecologico anche in funzione dell’esenzione”.

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    Agenzia delle entrate: pretendiamo meritocrazia e trasparenza!

    Agenzia delle entrate: pretendiamo meritocrazia e trasparenza! Dal 1998 non è stato bandito validamente un concorso per selezionare i dirigenti dell’Agenzia. Si è sempre proceduto con nomine discrezionali effettuate senza oggettive procedure selettive. Pensate che, in questo modo, circa 800 funzionari incaricati da oltre 15 anni svolgono mansioni dirigenziali percependo il doppio dello stipendio dei loro colleghi funzionari, i quali di fatto si vedono negata ogni possibilità di legittima progressione di carriera. La Corte Costituzionale ha posto fine a questa evidente distorsione dichiarando finalmente illegittime dette nomine. Continua a leggere

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    Manovra finanziaria: dopo anni, la prima manovra espansiva

    La manovra finanziaria in discussione a Roma sta alimentando nuove polemiche. Come sempre ritengo la critica un aspetto fondamentale della dialettica politica, ma in questo caso i toni utilizzati negli ultimi giorni li definisco sbagliati.

    Dopo anni, quella che sta per essere depositata è la prima manovra espansiva: da un lato si tagliano tasse, per rilanciare l’economia, dall’altro le risorse per la sanità non diminuiscono, ma aumentano di un miliardo. Il Governo ci ha espresso inoltre la disponibilità a discutere di LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e di farmaci innovativi, due delle questioni spinose che dobbiamo affrontare.

    La coperta è corta tanto a Torino, quanto a Roma. Anche noi, che come forza di governo regionale stiamo girando tutto il Piemonte spiegando che dobbiamo razionalizzare la spesa e fare efficienza, conosciamo la difficoltà di fare quadrare i conti.

    Sono convinto sia necessario coltivare un dialogo con i parlamentari piemontesi, serve una collaborazione permanente tra i rappresentanti di tutti i livelli istituzionali. Lo credo non per mera cortesia o cerimoniale tra eletti, ma proprio perché su certi provvedimenti legislativi una maggiore collaborazione potrebbe evitare le proteste a cose fatte.

    Non dobbiamo dimenticarci che i nostri ruoli istituzionali sono dovuti al fatto che siamo espressione di un partito che ci ha dato la forza di essere presenti nelle istituzioni. E’ bene che i problemi vengano discussi ed elaborati insieme, confrontandosi in sede di partito tra esponenti di diversi livelli istituzionali e non con semplificazioni a mezzo stampa.

    Il confronto è più faticoso rispetto all’esposizione di singole opinioni, ma credo che solo dalla condivisione dei problemi nelle sedi e nei modi di partito sia possibile risolvere i problemi.

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    Tagli ai costi della politica

    (ANSA)  Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Davide Gariglio, ha presentato al gruppo dei Democratici una proposta di legge per tagliare ulteriormente i costi della politica in Regione. Il provvedimento, che ha già ottenuto anche l’approvazione di Sel, Moderati e Lista Chiamparino, prevede tagli sulle indennità di carica, di funzione e sui rimborsi spese dei consiglieri. Ma anche una riduzione delle spese di funzionamento dei gruppi, e di quelle per gli uffici di comunicazione di Giunta e Consiglio, e per i portavoce dei presidenti. L’obiettivo, spiega Gariglio, è un risparmio di due milioni e 120 mila euro l’anno, a partire dall’entrata in vigore della legge, che avverrebbe nella prossima legislatura. A regime, con questa proposta sulla quale concorda tutta la maggioranza di centrosinistra, la Regione Piemonte dovrebbe risparmiare ogni anno un milione e 80.720 euro sul trattamento economico dei consiglieri, 255 mila euro sul funzionamento dei gruppi, e 784.430 euro sul personale per gli uffici di comunicazione di Giunta e Consiglio. La somma, che ammonta a oltre due milioni l’anno, porterebbe a risparmiare più di dieci milioni e 600 mila euro nell’arco di una legislatura.

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    Davide Gariglio sull’emergenza migranti

    L’intervento in Aula di Davide Gariglio: video e testo

    Grazie, Presidente.
    Mi riconosco pienamente nelle parole del Presidente Chiamparino e credo che sia giusto cogliere l’appello lanciato ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri di chiudere una fase di campagna elettorale, perché quello che sta succedendo in questi giorni nel nostro Paese sul tema dei profughi è veramente la speculazione peggiore che la politica peggiore possa dare rispetto a situazioni di sofferenza umana senza pari.

    C’è un problema enorme, evocato anche dal collega Pichetto, che investe un intero continente e che deve essere affrontato da un intero continente. Un problema europeo che parte da un altro continente, l’Africa, un continente a cui noi siamo pericolosamente vicini, un continente che ha un Paese, la Libia, in cui le Nazioni Unite ci dicono che ci sono da 450 mila a 600 mila persone pronte a prendere la prima barca, la prima zattera per venire in Italia. Una situazione in Libia che si è prodotta da quando non solo Sarcozy e Obama, citati da Pichetto, ma anche il Governo italiano, guidato dall’autorevolissimo Silvio Berlusconi, decise di andare a bombardare quello stesso governo libico con cui aveva stretto accordi fino al mese prima. Questa debellatio dello Stato libico, cioè questo svaporamento della Libia fa sì che oggi ci sia mezzo milione di libici pronti a fare qualsiasi cosa, ad a correre il rischio di affondare con i loro figli nel Mar Mediterraneo pur di scappare da lì e pur di approdare a Lampedusa. Questa è la situazione che abbiamo!

    A fronte di questa situazione ci sono dei miserabili parlamentari leghisti, parlamentari italiani con la tessera della Lega Nord eletti anche in questa regione, che quando al Parlamento europeo viene posta una mozione per chiedere di aiutare l’Italia e di ripartire l’ondata di profughi tra tutti i Paesi europei, votata dai membri del Partito Socialista europeo e dai membri del Partito Popolare europeo, non la votano! Perché il loro problema non è aiutare questo Paese, il loro problema è creare la paura in questo Paese, creare la sofferenza, creare la presenza per creare la paura e per speculare sui voti.
    Capisco il cinismo. Può anche essere comprensibile, in campagna elettorale è questione di fegato, c’è chi ce l’ha e chi no, ma la campagna elettorale è finita. Ora ci sono bambini, come le mie figlie, ci sono persone anziane, ci sono famiglie, ci sono esseri umani che vanno trattati con rispetto.

    Voglio solo ricordare che su questa vicenda le regole le ha fatte il centrodestra; le leggi sull’immigrazione portano il nome di due autorevoli ex leader del centrodestra, Bossi e Fini, che sicuramente hanno dato, con la loro impostazione culturale, un’impronta fondamentale a tutto il centrodestra in questo Paese e sicuramente il loro insegnamento non verrà dimenticato.
    Faccio notare che il Ministro degli Interni Maroni – perché prima di essere Presidente della Regione è stato Ministro, e da Ministro ha agito anche molto bene . Nel 2011 disse: “Ho proposto alle Regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo (si capisce: perché c’era stato il terremoto) un piano per la distribuzione equa dei rifugiati con un criterio molto semplice, ovvero in base al numero degli abitanti”. Ora, quello che sta facendo il Governo non è una grande idea: il Governo sta riprendendo quella che potremmo chiamare la “dottrina Maroni”.
    Allora, se andiamo a vedere quello che dicono tutti i dati indipendenti (non solo quello che dice il Governo) scopriamo che oggi in Lombardia la presenza dei profughi è pari allo 0,6 per mille degli abitanti, i profughi in Lazio sono l’1,4 per mille e nella povera Sicilia sono il 3,2 per mille. Maroni dice un sacco di balle, da Presidente della Regione. Esattamente come Luca Zaia, il quale dice che il Veneto accoglie 514.000 migranti e profughi. No: il Veneto accoglie 514.000 mila migranti. E faccio notare che il termine “accogliere” potrebbe anche essere oggetto di una disquisizione semantica, perché quelli che lui accoglie sono quelli che fanno gli operai nelle fabbriche e fanno i lavori che legittimamente tanti italiani non vogliono fare, per cui in qualche modo il PIL e il successo economico del Veneto, che spesso noi invidiamo, si basa anche sul fatto che si accolgono delle persone che sono ben diverse dai profughi di cui parliamo.
    Faccio notare che non solo le regole le ha fatte il centrodestra, ma lo stesso centrodestra che ha fatto le regole è quello che ha tagliato i soldi alle forze dell’ordine, è quello grazie al quale le forze dell’ordine in questo Paese non hanno avuto i soldi per mettere la benzina nelle Alfette delle volanti, nelle macchine dei Carabinieri e della Polizia, figuriamoci per fare il pieno sulle motovedette!

    Per questo credo che noi non dobbiamo dire: “Okay, siamo buonisti, accogliamo tutto e tutti, l’Italia faccia le passerelle per far venire tutti qui”. Non è possibile: l’ha detto pochi giorni fa Obama, l’ha detto Valls l’altro giorno in Francia. Devo dire che la sinistra ha avuto dei comportamenti, dal mio punto di vista, anche molto criticabili, come quello del compagno Zapatero in Spagna, che non verrà mai ricordato come una persona che ha fatto politiche di sinistra nell’accoglienza.
    In Italia, non possiamo accogliere e sostenere tutti: per questo serve un forte impegno in Europa. Ma un forte impegno in Europa si realizza se in Europa e nel Parlamento europeo gli italiani vanno e si ricordano, quando sono lì, di essere prima di tutto italiani, e non leghisti, fratelli d’Italia o altro. Perché se noi ci muoviamo da italiani e ci muoviamo con dignità, possiamo andare dagli altri a dire: “Noi facciamo al nostro interno la nostra parte, voi fate la vostra”. Ma se quando arriva lì il nostro Ministro, abbiamo parlamentari di calibro internazionale come l’on. Bonanno che si mettono in mutande o fanno le scenate, che autorevolezza possiamo avere come Paese?

    Dopodiché, credo che ci si debba anche porre il problema di come impiegare le persone che sono qui, che in alcuni casi sono persone abili e sono persone che possono essere utilmente coinvolte in lavori socialmente utili, favorendo loro la possibilità di integrarsi meglio con le comunità e far sì che le comunità li accettino. Anche perché, in un momento in cui la povertà dilaga, sapere che c’è qualcuno che costa alla tua comunità statale pesa, dobbiamo dircelo. E allora ha senso anche impegnare coloro che vengono accolti in questo Paese a restituire qualcosa alla comunità che li accoglie.
    Soprattutto, voglio ricordare ai nostri amici del centrodestra le parole di un pericoloso leader comunista molto ossequiato in questi giorni, che è Papa Francesco, il quale negli ultimi mesi più volte ha detto che l’accoglienza dei profughi è un obbligo e che c’è un profugo illustre alla base della dottrina della chiesa cattolica, che è Gesù Cristo. Egli, notoriamente, com’è risaputo da molti che sono molto più devoti e ossequiosi alle norme del Vangelo di me, scappò in Egitto per motivi di persecuzione da parte del re Erode, come ci hanno insegnato quando eravamo piccoli. Allora, poiché molto spesso coloro che fanno polemica sui profughi si richiamano alla dottrina sociale della Chiesa, ricordo che la dottrina sociale della Chiesa non è un “menu à la carte” dove prendi quello che ti piace e lasci quello che non ti piace. Quindi, non si può, da un lato, invocare la dottrina sociale della Chiesa quando si fanno le battaglie sulla scuola e sulla famiglia (che peraltro io condivido), dopodiché rigettarle questo insegnamento e fregarsene completamente in altre situazioni.

    Da ultimo, Presidente, un appello, ma so che troverò orecchie attente. La cosa che più ha colpito, penso, i cittadini in questi giorni è leggere il contenuto delle intercettazioni fra politici romani su ciò che avveniva rispetto alla gestione dei profughi e quindi vedere importanti politici romani, purtroppo anche del mio partito, prendere soldi e parlare di queste persone come merce. Il Piemonte è un’altra realtà, ne sono convinto, ma noi dobbiamo avere la massima serietà perché non solo dobbiamo garantire la legalità (questo è un dovere e dobbiamo farlo ovunque), ma dobbiamo far sì che chi usa la povertà e la sofferenza della gente per arricchirsi abbia non solo la riprovazione sociale che è il minimo, ma abbia da parte nostra il massimo della repressione possibile. Se queste cose avvengono, lo Stato deve essere spietato nella repressione e nella punizione di questi criminali.

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