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SU FIAT LA PENSO COSÌ…
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è un dato molto positivo che, per la prima volta dopo vent’anni, la FIAT non presenti un piano di contrazione dell’occupazione e dei volumi nello stabilimento piemontese, ma annunci un piano straordinario di investimenti (cd. “Fabbrica Italia”) per 20 miliardi di euro e un consistente incremento delle produzioni nello stabilimento di Mirafiori;
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ritengo positivo che nell’incontro di mercoledì la FIAT abbia ribadito di fronte a Governo, Regione ed enti locali, la volontà di sviluppare la produzione a Mirafiori;
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apprezzo il fatto che nell’ambito del progetto “Fabbrica Italia” la FIAT non abbia richiesto incentivi o contributi allo Stato o agli enti locali;
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ritengo che Torino ed il Piemonte non possano in alcun modo permettersi di perdere lo stabilimento di Mirafiori, che è la maggior fabbrica italiana ed è, nel sentire di tutti, il simbolo dell’industria italiana. L’affermazione del presidente del gruppo PDL nel dibattito in Consiglio regionale, che sostanzialmente dichiara accettabile un’eventuale scelta di delocalizzazione di FIAT, essendoci in Piemonte tante imprese in grado di creare sviluppo ed occupazione, mi pare profondamente sbagliata;
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credo che l’amministrazione comunale ed i poteri pubblici possano e debbano svolgere un ruolo di mediazione, di moral suasion, per spingere azienda e sindacati ad accordi che creino un clima di certezza e fiducia reciproca e che consentano di incrementare l’occupazione e di sviluppare la produttività dello stabilimento;
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penso che sarebbe opportuno fare evolvere il modello italiano di relazioni industriali attraverso esperienze di partecipazione dei lavoratori negli organi di gestione delle aziende, sul modello di quanto avvenuto attraverso la partecipazione del sindacato americano UAW negli organi di CHRYSLER e di altre recenti esperienze italiane;
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a esplicita domanda del giornalista sulla possibilità per la nuova amministrazione comunale di incentivare economicamente la presenza FIAT a Mirafiori, ho risposto che non credo che in questa situazione di sofferenza finanziaria il Comune possa farsi parte attiva attraverso il conferimento di risorse, ma penso possa – se del caso - usare le leve di governo in sua mano, ad esempio quella urbanistica, favorendo una valorizzazione degli spazi industriali non più necessari alla produzione (Mirafiori era stata progettata per 60.000 lavoratori, oggi ve ne sono 6.000). Questo può avvenire però unicamente alla condizione che le risorse così liberate vengano destinate ad investimenti permanenti sullo stabilimento e al mantenimento nel tempo della produzione nel sito, impegni che devono essere monitorati e che devono essere normati da impegni contrattuali che garantiscano la restituzione all’ente pubblico delle risorse in caso di inadempimento dell’azienda;
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penso infatti sia stata una giusta scelta l’investimento fatto dagli enti locali piemontesi nel 2006 su Mirafiori, con la costituzione della società TNE che acquistò da FIAT aree dismesse dello stabilimento in cambio dell’impegno aziendale di realizzare in quel sito la produzione della Grande Punto, ma l’impegno non è stato adeguatamente vigilato dagli enti locali, tant’è che questa linea di produzione è stata attivata per meno di un anno e ciò è ovviamente inaccettabile;
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sono convinto infine che il sito di Mirafiori possa ospitare altre aziende che facciano produzione e ricerca, come già è avvenuto con la GM. Gli enti locali, soprattutto la Regione, hanno gli strumenti per favorire l’insediamento di queste imprese: si deve fare tutto il possibile perché questo avvenga.

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